di Giuseppe Gagliano –
Hugo “El Pollo” Carvajal, una delle figure più enigmatiche e influenti della sicurezza venezuelana, ha ammesso davanti a un tribunale federale statunitense ciò che in molti sospettavano da anni: il coinvolgimento diretto nel narcotraffico internazionale e nella complicità strategica con gruppi armati considerati terroristici. Il volto impassibile dell’intelligence chavista si è trasformato, improvvisamente, nel testimone chiave di uno dei più gravi scandali politici e criminali dell’America Latina.
La sua confessione non riguarda solo la propria persona, ma lambisce l’intero apparato di potere venezuelano. Il Dipartimento di Giustizia statunitense non ha usato mezzi termini: Carvajal è stato uno snodo essenziale nella rete criminale nota come Cartel de Los Soles, la struttura parallela di ufficiali e funzionari che, protetti dalle insegne dello Stato, avrebbero fatto della Repubblica Bolivariana una piattaforma logistica del narcotraffico continentale.
Direttore della Direzione dell’Intelligence Militare (DIM) per oltre un decennio, Carvajal era considerato l’occhio segreto del chavismo. Ma dietro i codici cifrati e le missioni contro l’opposizione, secondo la DEA e il Dipartimento del Tesoro, agiva un sistema ben più lucroso: quello che metteva in comunicazione i vertici militari venezuelani con le FARC colombiane, in una collaborazione finalizzata a facilitare il traffico di cocaina dagli altopiani andini fino ai porti caraibici e ai centri di distribuzione in Messico e negli Stati Uniti.
Per anni la protezione offerta da Carvajal al movimento guerrigliero colombiano si sarebbe tradotta in concessioni logistiche, intelligence, armi e vie sicure, in cambio di una quota sulle esportazioni di droga. Il tutto dietro il paravento dell’ideologia bolivariana, in nome di un “anti-imperialismo” che, a conti fatti, odorava più di cocaina che di rivoluzione.
La frattura tra Carvajal e il governo Maduro si è consumata nel 2017, quando l’ex capo dell’intelligence ha denunciato pubblicamente la repressione violenta delle manifestazioni giovanili, accusando il presidente di aver trasformato il Paese in una prigione a cielo aperto. Due anni dopo, il sostegno a Juan Guaidó ha sigillato la sua condanna politica. Da lì, la fuga, la clandestinità, l’arresto in Spagna e, infine, l’estradizione negli Stati Uniti.
Ora, dopo due anni in custodia federale, El Pollo canta. E la sua voce potrebbe riscrivere la storia recente del Venezuela. Perché non si tratta di un comprimario, ma di uno degli architetti del sistema repressivo e, secondo l’accusa, del sistema criminale che ha corroso ogni angolo dello Stato venezuelano: dalle forze armate alla magistratura, dai servizi segreti al Parlamento.
Il Cartel de Los Soles prende il nome dalle mostrine a forma di sole degli ufficiali superiori delle forze armate venezuelane. Ma dietro l’estetica patriottica si celava, secondo l’accusa americana, una vera e propria organizzazione criminale transnazionale. I suoi membri gestivano piste clandestine, flotte mercantili, scorte armate e fondi neri in criptovalute e banche off-shore. La cocaina passava inosservata grazie a container diplomatici, voli militari, corruzione istituzionale.
Secondo la DEA, Carvajal ha fornito ai narcotrafficanti copertura politica e logistica. E lo ha fatto consapevolmente, sfruttando il suo rango e la fiducia accordatagli da Chavez e Maduro. Una “corruzione sistematica” che ha svuotato le istituzioni di ogni legittimità e trasformato lo Stato venezuelano in una macchina del crimine organizzato.
Il caso Carvajal rischia di non essere un epilogo, ma l’inizio di una tempesta. I giudici americani cercheranno ora di ottenere i nomi, le cifre, le rotte, i conti. E se l’ex capo dell’intelligence deciderà di collaborare fino in fondo, il suo testimone potrebbe travolgere decine di esponenti del regime venezuelano, ma anche complicità esterne. Perché il narcotraffico è un affare globale. E se la droga partiva dal Venezuela, da qualche parte arrivava. Con protezioni, silenzi, accordi.
La confessione di “El Pollo” suona come una pietra tombale sull’illusione di un chavismo etico e anti-sistema. È la prova che il potere, quando si libera da ogni controllo democratico, non solo reprime, ma corrompe. E quando lo fa in una regione affamata e violenta, diventa parte integrante della criminalità organizzata globale.




