Venezuela. Guaidó si autoproclama presidente, gli Usa sono con lui. Maduro allerta la popolazione

di Enrico Oliari –

E’ caos in Venezuela, dove il 35enne Juan Guaidó, leader di quell’Assemblea nazionale esautorata nel 2015 da Nicolas Maduro in quanto non ne godeva più della maggioranza, si è autoproclamato presidente della Repubblica. Sconosciuto all’estero e misconosciuto in patria, Guaidó si è semplicemente messo a parlare davanti ad una folla di oppositori del presidente, ma subito il suo coraggio ha attirato come una calamita a sé manifestanti di ogni colore e ragione spaventati per il baratro in cui Maduro ha fatto sprofondare l’economia del paese.
E così, dopo più o meno originali tentativi di sparuti gruppi di militari di prendere in mano la situazione (quello di due giorni fa è finito con 27 arresti) è ora un civile a tentare l’assalto al palazzo di Miraflores: il Tribunale supremo, organo di fatto controllato dal regime, ha già definito “illegittima” l’autoproclamata presidenza di Guaidó, e Maduro ha arringato i suoi affermando che “Siamo la maggioranza, siamo il popolo di Hugo Chavez. Siamo in questo palazzo per volontà popolare, soltanto la gente ci può portare via”, ma immediatamente il presidente Usa Donald Trump ha riconosciuto Guaidó come presidente legittimo ed ha già ammesso che “Non consideriamo nulla, ma tutte le opzioni sono sul tavolo”, con riferimento ad un eventuale intervento militare.
Dietro a Trump si sono accodati quasi tutti i paesi dell’America Latina, con solo il Brasile che ha fatto sapere di riconoscere la presidenza di Guaidó, ma escludendo l’invio di militari. Solo il Messico si è chiamato fuori mantenendo una posizione di neutralità. Intanto Maduro ha disposto l’espulsione di tutti i diplomatici Usa, “devono lasciare il paese entro 72 ore, ed all’esercito ha chiesto “compattezza”, con già il ministro della Difesa, Vladimir Padrino Lopez, che ha confermato che “non accettiamo un presidente imposto da oscuri interessi o che si è autoproclamato a margine della legge”.
Maduro ha anche messo sull’avviso la popolazione, “Il popolo agguerrito e combattente rimanga pronto alla mobilitazione per difendere la patria”.
Con Maduro si sono schierata Cuba, il cui presidente Miguel Diaz-Canel ha garantito “pieno sostegno a Maduro e alla rivoluzione bolivariana”, il presidente della Turchia, Recep Tayyp Erdogan, che ha affermato “Fratello Maduro, resisti, siamo al tuo fianco”, la Siria di Bashar al-Assad e la Cina, la cui portavoce del ministero degli Esteri, Hua Chunying, ha dichiarato che “La Cina sostiene gli sforzi compiuti dal governo venezuelano per proteggere la sovranità, l’indipendenza e la stabilità del paese”.
Per la Russia, altro paese con diritto di Veto al Consiglio di Sicurezza Onu, è intervenuto il presidente del Parlamento, Vyacheslav Volodin, per il quale “sono illegali le azioni dirette a rimuovere il capo dello Stato venezuelano”; il ministero degli Esteri russo ha emesso una nota in cui si legge che il Venezuela di Maduro è “un partner strategico della Russia che continueremo a sostenere”, e che “Staremo a fianco del Venezuela per proteggere la sua sovranità e il principio di non interferenza nei suoi affari interni”.
E’ difficile prevedere cosa succederà ora, dopo che Juan Guaidó ha giurato pubblicamente come nuovo presidente, ma è un dato di fatto che la crisi diplomatica che si è aperta è solo l’ennesimo sintomo di un paese ridotto allo sfacelo economico, con l’inflazione oggi data dal Fondo Monetario Internazionale al milione per cento (alla fine 2017 era al 2700%), ma prevista per il 2019 al 10 milioni per cento; quello che fino a poco fa costava un dollaro, ora ne costa 100mila, e ormai tutto è divenuto proibitivo per chiunque. Nel paese manca di tutto, un esodo di venezuelani è in cammino per espatriare nei paesi vicini, gli uffici pubblici sono aperti solo poche ore alla settimana, come pure le scuole, mentre la corrente elettrica non compre il paese se non in modo saltuario. Le manifestazioni sono spesso sedate con la violenza dai gruppi paramilitari, ed anche oggi negli scontri fra sostenitori ed oppositori di Maduro sono morti 14 giovani.