di Paolo Menchi –
Da quando il chavismo domina il Venezuela, vale a dire dal 1999, mai come in occasione delle prossime elezioni presidenziali del 28 luglio le opposizioni si sono sentite così vicine alla vittoria, confortate anche dai sondaggi elettorali.
Il merito di questa nuova situazione, oltre che della crisi economica paurosa, è di Maria Corina Machado, che aveva vinto con grande distacco le primarie come candidata dei partiti di opposizione e che riscuote consensi popolari come non si ricordano da tempo.
Purtroppo la Machado non potrà essere l’avversaria di Maduro perché pesa su di lei un provvedimento di inabilitazione per le cariche pubbliche, a seguito del riconoscimento, da parte del tribunale, della sua partecipazione attiva al presunto tentato golpe di Jean Guaidò del 2019.
La Machado non ha voluto sprecare il suo grande consenso e sta girando il Venezuela partecipando a vari comizi elettorali, dove viene sempre acclamata, appoggiando il candidato delle opposizioni unite Edmundo Gonzalez Urrutia che, secondo gli osservatori può vincere solo grazie al totale appoggio che gli concede la Machado.
Questo clima di euforia che si sta diffondendo nel Paese sta preoccupando Maduro, che non è intenzionato a lasciare il potere tanto facilmente e sta usando metodi leciti e meno leciti: dopo aver aumentato il reddito minimo da 100 a 130 dollari e per questo auto definitosi “meritevole del premio Nobel per l’economia”, ha redatto una scheda elettorale dove compaiono i volti dei candidati e dove lui appare ben in 13 foto in rappresentanza di vari partiti, creando confusione tra gli elettori.
Ma quello che più preoccupa l’opposizione sono i possibili brogli elettorali, soprattutto dopo che Maduro ha ritirato unilateralmente all’Unione Europea l’invito a partecipare alle elezioni come osservatore internazionale, violando così anche “l’accordo delle Barbados” del 2023 firmato dal presidente in carica e dalle opposizione in merito alle garanzie sui diritti politici ed elettorali.
A livello internazionale l’Ue viene ritenuta un osservatore molto valido e con mezzi adeguati, mentre sono considerati molto più deboli quelli che potrebbero vigilare sulle prossime elezioni, vale a dire il Centro Carter e un gruppo di esperti dell’Onu che, in ogni caso, devono ancora confermare la loro partecipazione.
Con queste premesse un’ulteriore vittoria di Maduro creerebbe ancora più tensione in Venezuela, perché verrebbe vista come un broglio da parte di un governo che, ormai da qualche anno, ha assunto la veste di un regime.




