Venezuela. La mediazione di Colombia e Brasile propone nuove elezioni

di Paolo Menchi

Non si placano in Venezuela e anche al di fuori del Paese le polemiche seguite alla proclamazione della vittoria di Maduro nelle recenti elezioni, con numerosi indizi che fanno pensare a un gigantesco broglio messo in atto dal chavismo per non perdere il potere dopo 25 anni.
Tra le varie iniziative ricordiamo quella della OEA (Organización de Estados Americanos), che ha approvato una risoluzione con la quale intima al CNE (Comitato elettorale nazionale) di pubblicare il dettaglio dei voti rilevati nel corso dello spoglio relativo alle elezioni del 28 Luglio scorso per “verificare che sia stato rispettato il diritto di voto di cui deve godere ogni cittadino.”
Ovviamente la risoluzione è stata accolta favorevolmente dalla leader dell’opposizione Machado, ma il governo (anche se il teoria il CNE dovrebbe essere un organo indipendente in realtà è controllato dall’esecutivo) che aveva già rifiutato analoghe proposte, tra le quali quella dell’Onu, ha negato anche questa richiesta.
Le speranze ora sono riposte nel tentativo di mediazione che stanno effettuando Messico, Colombia e Brasile. Tre nazioni politicamente guidate da governi di sinistra e quindi abbastanza vicini a Maduro.
Nonostante siano considerati Paesi amici i brogli elettorali sono stati così evidenti che la proposta congiunta di Lula e Petro prevede la creazione di un governo di transizione e di coalizione che porti a nuove elezioni che dovranno essere controllate da osservatori internazionali che ne verifichino la regolarità.
Ovviamente Maduro è contrario a questa soluzione che non solo sarebbe un’ammissione di colpa ma inevitabilmente porterebbe alla sua sconfitta dopo che, conoscendo l’esito disastroso dei sondaggi, aveva rifiutato il ruolo di osservatore all’Unione Europea per poter indirizzare l’esito del voto a suo favore.
Ma nemmeno l’opposizione ha accettato la proposta di mediazione dei due Paesi vicini, infatti, Corinne Machado rivendica la vittoria e ha detto testualmente che non si possono rifare le elezioni solo perché il risultato non è piaciuto a Maduro “altrimenti se ancora non gli piacesse saremmo costretti a rifarle per la terza o quarta volta”. La leader si è anche mostrata scettica sulla creazione di un governo provvisorio di colazione visti i forti contrasti che esistono tra i due schieramenti.
L’impressione è che forse l’opposizione alla fine potrebbe accettare la proposta ma che Maduro non ha nessuna intenzione di cedere, pur essendo stato affrontato a muso duro da Lula che non ha nemmeno riconosciuto la vittoria.
La tensione in Venezuela è altissima, questa volta l’opposizione sembra non rassegnarsi, forte anche del riconoscimento a livello internazionale che l’esito delle elezioni è stato falsato e anche in modo abbastanza grossolano.
Ora Maduro rischia una sorta di guerra civile e l’isolamento internazionale pur potendo contare sull’appoggio di alcuni paesi che non brillano per democrazia ma che sono delle potenze mondiali come Russia e Cina.