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Leopoldo López, uno dei massimi leader dell’opposizione venezuelana, è stato condannato a 13 anni, nove mesi, sette giorni e 12 ore di reclusione in quanto ritenuto colpevole di incendio doloso, danneggiamenti, istigazione e associazione a delinquere per le proteste del 2014, quando una manifestazione studentesca si trasformò in violenza e vennero uccise 43 persone.
Da più parti il processo è ritenuto essere stato una farsa, anche perché documenti dimostravano l’estraneità di Lopez ai fatti del 12 febbraio 2014, per cui la condanna è avvenuta sulla base di messaggi Twitter in cui i giudici vi avrebbero letto messaggi subliminali. Alcuni media di allora, come il quotidiano Ultimas Noticias, avevano da subito pubblicato foto in cui si vedevano gli studenti essere uccisi da membri del Sebin, il Servicio Bolivariano de Inteligencia Nacional.
Il giudici hanno ammesso 108 testimoni (quasi tutti membri governativi) a carico di Lopez, mentre dei 60 presentati dalla difesa ne sono stati ammessi solo due, ma solo perché presenti anche nella lista di chi accusava.
Fuori dal tribunale vi sono stati pesanti scontri tra i sostenitori di Lopez e gli attivisti filo-governativi. Washington si è detta “profondamente preoccupata” per la condanna di Lopez e ha esortato il governo venezuelano a “proteggere la democrazia” nel Paese.
Leopoldo Lopez, 44 anni, è il coordinatore nazionale del partito Voluntad Popular; è laureato in sociologia ed economia ed ha seguito un master negli Usa in scienze politiche, all’università di Harvard. E’ stato arrestato il 18 febbraio 2014.

