di Notizie Geopolitiche –
Valgono oltre 5.5 miliardi di dollari gli accordi stipulati con diverse società straniere dal governo venezuelano per lo sfruttamento minerario di giacimenti situati nel sud del paese.
Secondo il giornale messicano El Economista a dichiararlo è lo stesso presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, il quale ha spiegato che, tra le firmatarie dei contratti figurano la Barrick Gold Corporation, la più grande compagnia estrattiva di oro al mondo, con sede a Toronto, in Canada, e la Shandong Gold, azienda statale cinese.
Maduro ha infatti aggiunto che questi contratti, insieme ad altri, sono parte di un progetto per l’avvio di quello che ha chiamato “un nuovo ciclo economico”,oltremodo necessario per un paese con una disponibilità senza eguali di risorse naturali ma che da anni si trova al limite del collasso.
L’obbiettivo di questo piano è infatti quello di diversificare il sistema produttivo, soprattutto con investimenti nel campo dell’industria mineraria, che limitino (per quanto possibile) la dipendenza del paese dalla vendita degli idrocarburi.
Il crollo del prezzo del greggio ha infatti ridotto drasticamente le entrate dello stato sudamericano (il Pil è calato del 5.7% nel solo 2015) che aveva fatto del settore petrolifero il traino della propria economia, causando anche un’impennata dell’inflazione che, secondo il Fmi (Fondo monetario internazionale), quest’anno potrebbe toccare la cifra record del 700% e la sistematica mancanza di generi di prima necessità.
Nonostante il forte controllo del governo su ogni settore della vita pubblica e sui media, la popolarità di Maduro è in caduta libera, fatto dimostrato dal tracollo del Partito socialista unito del Venezuela (Psuv), la formazione da lui guidata, che alle elezioni del dicembre 2015 è stata surclassata dal Mesa de Unidad Democratica (Mud), la coalizione antichavista i cui leader sono costantemente perseguitati dal regime, la quale ha ottenuto al parlamento 112 seggi su 167, ponendo in seria difficoltà l’attuale presidente.

