di Guido Keller

La petroliera Veronica (IMO 9256860), formalmente sotto bandiera della Guyana al momento dell’abbordaggio, è stata intercettata e sequestrata questa mattina dalle forze della Guardia Costiera degli Stati Uniti nel sud del Mar dei Caraibi, al largo delle coste del Venezuela. Si tratta del sesto sequestro di una nave cisterna riconducibile alle reti di trasporto del petrolio venezuelano nell’ambito dell’operazione di blocco/quarantena delle unità sanzionate.

Secondo le informazioni disponibili, all’inizio di gennaio 2026 la nave avrebbe cambiato nome da Veronica a Galileo. Contestualmente, sarebbero state modificate anche bandiera e registrazione: da iraniana a russa, con porto di iscrizione indicato a Taganrog, sul Mar d’Azov. Una sequenza di passaggi che, alla luce dell’attuale contesto geopolitico, ha sollevato interrogativi e polemiche.

La vicenda mette in evidenza una pratica nota nel settore marittimo: il “flag hopping” (salto di bandiera). In sintesi:

– Registri navali aperti;

– Molti Stati consentono l’iscrizione di navi di proprietà straniera tramite procedure rapide e poco trasparenti, spesso delegate a intermediari privati. Questo permette cambi di bandiera in tempi brevi;

– Società di comodo e catene di proprietà: ie petroliere coinvolte in traffici sensibili sono spesso intestate a società offshore, rendendo difficile individuare il beneficiario finale e facilitando i passaggi formali di nazionalità;

– Cambio “di carta” più che operativo: in numerosi casi, il cambio di bandiera avviene solo a livello documentale: equipaggio, rotte e gestione restano invariati, mentre la nave “indossa” una nuova identità giuridica.

– Elusione delle sanzioni: queste pratiche sono utilizzate per confondere i sistemi di controllo, aggirare blacklist assicurative e continuare a operare nonostante restrizioni internazionali.

Anche quando il legame è solo formale o strumentale, l’associazione con operazioni di elusione delle sanzioni finisce per trascinare gli Stati di bandiera in controversie diplomatiche e sospetti di complicità.

Il sequestro della Veronica/Galileo conferma dunque come il mare resti uno dei principali teatri della guerra economica e normativa globale, dove il diritto marittimo viene spesso piegato ai margini delle regole. E dove, sempre più spesso, le bandiere cambiano, ma i traffici restano gli stessi.