di Enrico Oliari –
Nonostante l’esito della tornata elettorale sia rimasto incerto fino all’ultimo, Hugo Chavez è stato confermato presidente del Venezuela per la quarta volta, con oltre i 54% dei consensi (in netto calo rispetto alle precedenti elezioni), staccando di 10 punti il suo rivale, Henrique Capriles.
Chavez, che sembra aver vinto la sua lotta al cancro e che ha battuto un candidato di 24 anni più giovane, potrà così consolidare ulteriormente il suo modello di governo impostato sul socialismo “antiborghese” e soprattutto “antimperialista”, ovvero di sfida agli Stati Uniti ed a tutto ciò che essi rappresentano, compresi gli aspetti culturali.
Rivolgendosi ai suoi sostenitori di Caracas, ai quali ha mostrato la spada del padre della patria Simon Bolivar, Chavez ha dichiarato che “il Venezuela è una delle migliori democrazie del mondo” ed ha quindi ringraziato chi lo ha votato. Ha poi espresso apprezzamento per “i dirigenti dell’opposizione” che hanno riconosciuto “la vittoria del popolo e non si sono piegati ai piani di destabilizzazione che alcuni stavano accarezzando”.
Quasi sicuramente Chavez cercherà ora di rafforzare la sua alleanza con la Bolivia di Evo Morales, l’Ecuador di Rafael Correa, l’Argentina di Cristina Fernandez de Kirchner ed il Nicaragua di Daniel Ortega al fine di rendere robuste strutture come l’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasud) e l’Alleanza Bolivariana (Alba), nel progetto di competere, per quanto riguarda l’economia regionale, con gli Stati Uniti.
Chavez ha quindi concluso il suo intervento scandendo slogan che hanno infiammato chi lo ascoltava: “Viva la patria, viva l’allegria, viva il socialismo, hasta la victoria siempre”.

