di Giuseppe Gagliano –
Gli Stati Uniti si avviano a compiere un passo che non ha precedenti nella storia recente delle relazioni interamericane. Da lunedì, secondo indiscrezioni riportate da ABC, l’amministrazione statunitense inserirà Nicolás Maduro e il suo governo nella lista delle organizzazioni terroristiche estere. Una definizione che, fino ad oggi, Washington ha riservato esclusivamente a gruppi armati non statuali, reti jihadiste internazionali o milizie che operano fuori da qualsiasi cornice statuale riconosciuta.
Se confermata, la decisione segnerebbe il definitivo superamento della narrativa che negli ultimi anni aveva portato gli Stati Uniti a definire il Venezuela un regime dittatoriale e corrotto. La nuova etichetta aprirebbe la porta a misure ben più drastiche, perché consentirebbe alla Casa Bianca di trattare Maduro come il leader di un’organizzazione armata ostile e, secondo alcuni consiglieri di Trump, di giustificare interventi mirati sul territorio venezuelano.
Designare un governo in carica come organizzazione terroristica significa cancellare la distinzione tra Stato e gruppo armato. Dal punto di vista operativo, questo permetterebbe agli Stati Uniti di:
colpire strutture, reti e personalità legate al governo venezuelano;
accelerare la cooperazione con Paesi vicini, in particolare Colombia e Brasile;
usare strumenti tipicamente impiegati nella lotta al terrorismo, dalle sanzioni più severe alle operazioni clandestine;
includere il Venezuela in un quadro di sicurezza simile a quello riservato a organizzazioni jihadiste globali.
È un salto concettuale che molti analisti considerano rischioso. In passato Washington ha sostenuto opposizioni democratiche contro governi autoritari, ma non aveva mai adottato una definizione che di fatto colloca un intero apparato statale nella stessa categoria di al-Qaeda o dello Stato Islamico.
Le fonti citate da ABC attribuiscono a Donald Trump un ruolo diretto nell’iniziativa. L’ex presidente ritiene che la designazione dia alla Casa Bianca margini d’azione più ampi per eventuali operazioni di pressione, destabilizzazione o intervento mirato. Il quadro latinoamericano, insolitamente fluido dopo la svolta politica in Argentina, la crisi colombiana e il riavvicinamento tra Brasile e Stati Uniti, offrirebbe inoltre a Washington nuove opportunità per contenere l’influenza russa, iraniana e cinese in Venezuela.
Diversi esperti, tuttavia, sollevano dubbi sulla reale efficacia della misura. Trattare uno Stato sovrano come un’organizzazione terroristica potrebbe:
spingere Caracas ad avvicinarsi ulteriormente a Mosca e Teheran;
irrigidire le posizioni interne e ridurre le possibilità di transizione politica;
complicare l’assistenza umanitaria e aggravare la crisi sociale;
creare un precedente che altre potenze potrebbero usare contro governi ostili.
La decisione rischia di ridefinire gli strumenti della diplomazia americana, sostituendo la pressione politica e le sanzioni mirate con un paradigma securitario totale.
Implicazioni regionali:
Il Venezuela, già isolato da anni, potrebbe reagire consolidando le sue alleanze strategiche:
la Russia, impegnata a espandere la propria proiezione nel continente;
l’Iran, presente con reti economiche e militari;
la Cina, il principale partner finanziario e commerciale di Caracas.
La mossa americana potrebbe anche favorire il ritorno di dinamiche da Guerra fredda nel continente, con il rischio di un’escalation di provocazioni, incidenti di frontiera e operazioni coperte.
La decisione risponde a una logica politica interna non trascurabile. Trump mira a rafforzare la propria immagine di leader deciso contro i regimi ostili e a conquistare l’elettorato ispanico più critico verso Maduro. Ma la scelta potrebbe avere il prezzo di una nuova instabilità regionale e di un ulteriore irrigidimento delle relazioni tra Stati Uniti e America Latina.
Resta da capire se questa classificazione sarà l’inizio di una nuova strategia o solo un passaggio retorico destinato a generare tensioni più che soluzioni. In ogni caso, l’impatto geopolitico sarà rilevante e il Venezuela entrerà in una delle fasi più delicate della sua storia recente.




