di Enrico Oliari –

Si abbatte la scure del licenziamento sugli operai sudafricani in protesta per una serie di motivi fra i quali lo stipendio e la sicurezza sul lavoro: con una mossa decisa la Anglo American Platinum (Amplats), che è il maggiore estrattore al mondo di platino, ha deciso di licenziare ben 12mila lavoratori in sciopero da tre settimane.

Da un comunicato dell’azienda si apprende che i minatori non si sarebbero presentati ai colloqui disciplinari ed avrebbero persistito nella protesta. Da tempo la dirigenza aziendale usava la minaccia del licenziamento nel caso in cui i lavoratori non avessero ripreso l’estrazione del prezioso metallo, ma va ricordato che al Anglo American Platinum è proprietaria della miniera di Marikana dove, lo scorso agosto, erano stati uccisi 34 lavoratori dalla polizia, “colpevoli” di manifestare contro le condizioni lavorative a dir poco disumane.

Alla strage erano seguiti scioperi in tutto il paese africano, tanto che l’azienda era stata costretta a sospendere la sua produzione; erano quindi seguiti altri incidenti con ancora cinque vittime lo scorso primo ottobre, mentre i lavoratori che si astengono dal lavoro al momento sarebbero 28mila.

Accanto all’impressione di neoschiavismo che ben disegna la Anglo American Platinum (erano stati promessi aumenti salariali irrisori), colpisce l’immobilismo del governo sudafricano che, invece di proteggere i propri lavoratori e cittadini, sembra volersi curare degli interessi delle corporations straniere.

Ci fa più bella figura Mugabe in Zimbabwe, il quale, a causa della difficile crisi economica, ha espropriato in marzo il 51 per cento di ogni azienda estrattrice di platino nel suo paese, a cominciare dalla sudafricana Impala Platinum.

Resta da vedere chi ora estrarrà il platino sudafricano, poiché i minatori licenziati e i loro colleghi non avranno di certo un atteggiamento di tolleranza ne’ nei confronti dei crumiri, ne’ di eventuali operai portati da fuori.