di Guido Keller –
Si è tenuto a Roma presso la Farnesina il vertice della coalizione anti-Isis, al quale hanno preso parte 23 paesi su 66 (ultima adesione l’Afghanistan).
Gli Usa guidano l’impegno sovranazionale e lo statunitense John Kerry è stato chiaro: “Cercheremo di schiacciare l’Isis in ogni angolo”. “La guerra – ha spiegato – sarà lunga, più di quelle guerre tra uno Stato e l’altro. Perché, pur essendo simile a quella contro al-Qaeda, comporta un impegno più lungo e duraturo”, ma è necessario se “vogliamo soffocare Daesh e mettere a nudo le loro bugie”.
Per il segretario di Stato la situazione “peggiora giorno dopo giorno.13,5 milioni di siriani hanno bisogno di assistenza umanitaria e 6 di essi sono bambini”. “al-Assad – ha continuato – deve adottare misure immediate per mettere fine all’assedio delle città dove i siriani muoiono di fame, e rimane una calamita per i terroristi”. Ha quindi chiesto “un cessate-il-fuoco, perlomeno finché i negoziati a Ginevra procedono, e vogliamo che venga aperto un corridoio umanitario, come indica una risoluzione dell’Onu votata anche dalla Russia”.
Kerry ha quindi elogiato l’impegno dell’Italia, che è “tra i Paesi più attivi nella lotta all’Isis”, per quanto serva “un ulteriore sostegno finanziario”. Ha inoltre ravvisato che è necessario “collaborare con il governo iracheno per assicurare che le aree liberate restino libere, che l’elettricità torni a funzionare, che ci sia l’acqua e si torni alla normalità”.
Solo pochi giorni ha gli Usa hanno chiesto al Belgio di allargare il raggio di azione dei quattro F-16 impegnati in Iraq alla Siria, e il segretario alla Difesa Ashton Carter, nonostante già militari italiani siano presenti in Iraq in qualità di addestratori e di intelligence, e nonostante l’Italia sia contribuendo allo sforzo bellico con forniture, supporto logistico e denaro, ha chiesto a Roma l’impiego di aerei nei raid.
Kerry ha ripreso il concetto affermando che ognuno deve fare la sua parte “in base a ciò che ogni paese può fare, dai raid alla logistica all’intelligence. Mi aspetto che quando ci incontreremo a Monaco per la conferenza sulla sicurezza ogni paese avrà chiaro che tipo di contributo potrà dare”.
Inoltre serve “un ulteriore sostegno finanziario” per il contrasto all’Isis in Iraq, poiché bisogna “collaborare con il governo iracheno per assicurare che le aree liberate restino libere, che l’elettricità torni a funzionare, che ci sia l’acqua e si torni alla normalità”.
Il ministro degli Esteri Gentiloni, che ha co-presieduto la riunione, ha spiegato a termine dell’incontro, che “ci sono stati passi in avanti sul terreno”, ma che “non serve alcun trionfalismo”, dal momento che “in Iraq bisogna continuare l’impegno militare”. Ed in materia di Siria ha ribadito che è di primaria importanza “fermare la principale tragedia umanitaria da decenni”.
All’incontro si è parlato anche di Libia, per cui non si esclude un intervento militare nel paese: Gentiloni ha spiegato che “lunedì o martedì sarà presentato il nuovo governo libico di unità nazionale, che dovrà ottenere la fiducia del Parlamento. Il rischio è che Daesh moltiplichi la sua attività d’azione in Libia. Ma è confortante per l’Italia sapere che c’è convergenza tra di noi sulla necessità di puntare sul percorso negoziale che si è aperto”.
Per Kerry “L’ultima cosa al mondo da desiderare è un falso Califfato con l’accesso a miliardi di dollari di rendite petrolifere”: ”Siamo sul punto di avere un governo di unità nazionale e questo impedirà al Daesh” di allargarsi nel paese nordafricano.
Un ruolo fondamentale lo faranno gli addestratori militari che la coalizione metterà a disposizione, e si potrà valutare l’azione militare “non solo per ripulire il territorio ma per creare un ambiente sicuro per consentire a un governo di insediarsi e operare”.
All’incontro era presente Aqila Saleh, presidente della Camera dei rappresenti (Parlamento “di Tobruk”), giunto, come ha specificato l’emittente Libya Channel citando il deputato Ibrahim al-Darsi, ”per assistere alla Conferenza internazionale su Daesh” su invito di Gentiloni e di Kerry “in segno di sostegno all’avallo da parte del parlamento all’accordo politico” per la formazione di un governo di unità nazionale.

