di Guido Keller –
E’ sempre più allarme per la rapida diffusione del virus Zika, inoculato inizialmente da zanzare Aedes come la Aedes aegypti e la Tigre (Aedes albopictus), ma trasmessa – sono stati registrati alcuni casi – tra gli esseri umani anche per via sessuale.
Il virus, famiglia delle Flaviviridae, genere Flavivirus e gruppo Spondoweni, è stato isolato per la prima volta nel 1947 da un primate della foresta ugandese di Zika.
Da allora vi è stata una diffusione in modo più o meno concentrato in più parti del pianeta per interessare in modo pesante l’America Latina: il 27 gennaio vi è stato il primo caso segnalato in Argentina, ma in Brasile la prevalenza nel 2015 di Febbre Zika è stimata fra i 440mila e un milione e 300mila nuovi casi.
Al di là di febbri di bassa intensità, esantemi e cefalee, sintomi che in genere durano pochi giorni, il virus non causa importanti disturbi, ma se attacca donne gravide può portare a serie malformazioni del feto, tra cui la microcefalea: nel 2015 in Brasile si sono registrati i casi di 3.500 neonati affetti da microcefalea, a fronte dei 150 casi degli anni precedenti.
Al momento non esistono cure, per cui la prima prevenzione è la disinfestazione e l’evitare luoghi con acqua stagnante, dove più facilmente le zanzare proliferano.
L’allarmismo che si è andato creando negli ultimi giorni ha portato diversi paesi latino-americani interessati dall’epidemia a consigliare alle donne di posticipare le gravidanze, ma oggi le Nazioni Unite, per bocca della portavoce Unhcr Cecile Pouilly, ha raccomandato che nei paesi più colpiti le donne possano avere libero accesso alla contraccezione, alla pillola del giorno dopo, e alla possibilità di abortire.
La maggior parte dei paesi latino-americani, molto cattolici e spesso conservatori, non contemplano tuttavia tali pratiche, ma, ha spiegato Poully, “L’Alto commissariato riconosce che la gestione del virus Zika è una sfida difficile per l’America Latina. Tuttavia il consiglio dato alle donne di ritardare le loro gravidanze ignora la realtà dei fatti, cioè che molte donne non possono esercitare il controllo sul se, quando e in quali circostanze rimanere incinte, soprattutto in ambienti in cui la violenza sessuale è così diffusa”.
Furenti i vescovi brasiliani, la cui Conferenza ha affermato attraverso il presidente Sergio da Rocha che “è davvero triste che alcuni ritengano che la soluzione in questi casi sia l’aborto di bambini con microcefalea”.
Tuttavia per l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) il virus “si sta diffondendo in maniera dirompente”, e il “livello di allerta estremamente alto”, tanto che si possono prevedere fino a “3-4 milioni” di possibili contagiati nelle Americhe.
Il presidente brasiliano Dilma Rousseff ha sentito nei giorni scorsi al telefono il presidente Usa Barak Obama per invitarlo ad unire gli sforzi per individuare un vaccino, ed il suo portavoce Jacques Wagner ha invitato le donne incinte ad evitare le Olimpiadi che si terranno nel paese latino-americano dal 5 al 21 agosto.
In Italia finora sono stati rilevati solo quattro casi, tutti relativi a cittadini rientrati dal Brasile.

