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I raid della coalizione a guida saudita di supporto ai regolari yemeniti stanno martellando in queste ore le posizioni dei ribelli houti in diverse regioni del paese, in particolare nella zona di Taezm, nel sud-ovest.

Le vittime sarebbero già un’ottantina, tra le quali 37 civili: a riferirlo sono state diverse fonti militari, tribali e amministrative.

Non c’è quindi tregua che regge nello Yemen, dove un anno e mezzo di guerra ha provocato oltre 8mila vittime e dove la mediazione Onu ad opera di Ismail Ould Cheik Ahmed.

Il golpe degli houthi (sciiti), dietro al quale vi sarebbe l’Iran (che però nega), è arrivato nel gennaio 2015 dopo che per mesi avevano chiesto invano alcuni riconoscimenti come l’inserimento di 20mila appartenenti alla minoranza sciita nelle forze armate governative, l’assegnazione di 10 ministeri e l’inclusione nella regione di Azal, di Hajja e dei governatorati di al-Jaw. Gli houthi sostengono l’ex presidente Ali Abdallah Saleh.

L’intervento della coalizione a guida saudita e che vede coinvolti Egitto, Sudan, Giordania, Marocco, Bahrain, Qatar e Emirati Arabi Uniti, ha permesso la ripresa di una parte dei territori, in particolare del governatorato di Aden, roccaforte del presidente Mansour Hadi, mente la capitale e la zona dei principali impianti petroliferi resta saldamente in mano ai ribelli sciiti.

Gli incontri a Ginevra hanno permesso fino ad oggi fragili e brevi tregue che hanno permesso l’apertura di effimeri corridoi umanitari.