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Avrà luogo a Zurigo il prossimo 15 dicembre l’incontro con il mediatore Onu per la crisi yemenita Ismail Ould Cheikh Ahmed, il quale si è detto oggi “quasi certo” di un accordo per il “cessate il fuoco”.

L’evento arriva dopo numerosi tentativi falliti e tutt’ora il governo riconosciuto che risponde al presidente deposto Abd Rabbo Mansour Hadi ha comunicato di nutrire forti dubbi sul fatto che i ribelli accettino di partecipare e soprattutto di accettare la Risoluzione Onu 2216 che intima loro di ritirarsi dai territori occupati.

Per quanto i lealisti avanzino e, dopo aver consolidato le posizioni ad Aden, si stiano muovendo nella regione di Taez, gran parte del paese resta in mano agli houthi, sciiti e fedeli all’ex presidente Ali Abdallah Saleh.

A sostenere le azioni di terra sono i raid della coalizione della Lega Araba, guidata dall’Arabia Saudita, che vede coinvolti Egitto, Sudan, Giordania, Marocco, Bahrain, Qatar e Emirati Arabi Uniti. Ai militari di terra si sono aggiunti mercenari, ed in ottobre si è appreso dell’arrivo di 800 colombiani esperti di guerriglia, in appoggio alle forze di Abd Rabbo Mansour Hadi.

Il golpe degli houthi, dietro al quale vi sarebbe l’Iran (che però nega), ha preso inizio in febbraio ed è arrivato dopo che per mesi avevano chiesto invano alcuni riconoscimenti come l’inserimento di 20mila appartenenti alla minoranza nelle forze armate governative, l’assegnazione di 10 ministeri e l’inclusione nella regione di Azal, di Hajja e dei governatorati di al-Jaw.

Il conflitto ha già causato 6mila morti, soprattutto civili.

Nella foto: il mediatore Onu Ismail Ould Cheikh Ahmed.