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Ancora un attentato nello Yemen, sconvolto dalla guerra civile: un’autobomba è esplosa nei pressi dell’aeroporto di Aden, davanti ad un compound della sicurezza. Dopo la deflagrazione, una ventina di uomini armati hanno fatto irruzione innescando un conflitto a fuoco con i militari di guardia. I morti sarebbero almeno una decina .
Aden è la roccaforte dei governativi e capitale dei territori controllati dal governo del presidente Mansour Hadi, mentre gran parte del paese, compresa la capitale Sanaa e i principali campi petroliferi, è saldamente nelle mani dei ribelli sciiti houti, il cui golpe, dietro al quale vi sarebbe l’Iran (che però nega), è arrivato nel gennaio 2015 dopo che per mesi avevano chiesto invano alcuni riconoscimenti come l’inserimento di 20mila appartenenti alla minoranza sciita nelle forze armate governative, l’assegnazione di 10 ministeri e l’inclusione nella regione di Azal, di Hajja e dei governatorati di al-Jaw. Gli houthi sostengono l’ex presidente Ali Abdallah Saleh.
Sono 8mila le vittime del conflitto, per lo più civili, un numero salito in modo verticale dopo che la coalizione della Lega Araba a guida saudita ha intensificato i raid, evidentemente non proprio “chirurgici”.
La mediazione Onu ad opera di Ismail Ould Cheik Ahmed è fino ad oggi fallita, ma ha permesso effimere tregue utili per portare aiuti umanitari alla popolazione.
La coalizione a guida saudita vede partecipare in sostegno di Mansour Hadi Egitto, Sudan, Giordania, Marocco, Bahrain, Qatar e Emirati Arabi Uniti.
Nei mesi scorsi vi sono anche stati pesanti attentati ad opera dell’Isis, specialmente a Sanaa.

