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Continuano le violenze nello Yemen, paese sull’orlo della guerra civile da quando i ribelli Houthi (sciiti), lo scorso 23 gennaio, hanno preso il potere rovesciando il presidente Abed Rabbo Mansour Hadi: negli scontri delle ultime ore fra Houthi, sostenuti dll’Iran, e sunniti sono rimasti uccisi 12 combattenti a Mareb, dove gli sciiti da giorni cercano di conquistare i pozzi petroliferi, e 20 a Baydha, dove i sunniti hanno attaccato i ribelli dell’imam Abdel Malik al-Houthi, leader del movimento sciita. A Mareb i sunniti, fedeli al presidente Hadi, hanno resistito agli attacchi in quanto dal nord del paese sono giunti in aiuto forze sunnite.
Il golpe di gennaio è arrivato dopo che per mesi gli houthi hanno chiesto invano alcuni riconoscimenti, come l’inserimento di 20mila appartenenti alla minoranza nelle forze armate governative, l’assegnazione di 10 ministeri e l’inclusione nella regione di Azal di Hajja e dei governatorati di al-Jaw; vistisi negare le richieste, hanno preso d’assedio la capitale.

