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Sono ripresi nello Yemen i raid della coalizione della Lega Araba: sono almeno 15 gli attacchi aerei contro le posizioni dei ribelli houthi lanciati nelle ultime ore attorno ad Aden, nel sud del Paese, dopo che da Ginevra si è saputo che i colloqui fra le parti si sono risolti in un nulla di fatto, compreso l’atteso accordo sulla tregua umanitaria e il proposito di continuare le trattative.

I bombardamenti si sono concentrati sulle periferie nord, est e ovest di Aden, la seconda città più importante del Paese.

Il golpe degli houthi, avviato lo scorso 27 gennaio, che ha deposto il presidente Abd Rabbo Mansour Hadi e dietro al quale vi sarebbe l’Iran (che però nega), è arrivato dopo che per mesi avevano chiesto invano alcuni riconoscimenti come l’inserimento di 20mila appartenenti alla minoranza nelle forze armate governative, l’assegnazione di 10 ministeri e l’inclusione nella regione di Azal di Hajja e dei governatorati di al-Jaw. Gli houti sostengono l’ex presidente Ali Abdallah Saleh.

Gli scontri durano ormai da mesi ed anno causato alcune migliaia di morti, per lo più civili rimasti uccisi dai raid della coalizione sovranazionale guidata dall’Arabia Saudita nella figura del generale Ahmed al-Asseri e che vede la partecipazione di Egitto, Sudan, Giordania, Marocco, Bahrain, Qatar e Emirati Arabi Uniti. Questi ultimi hanno aperto un corridoio umanitario e stanno rifornendo di aiuti la popolazione stremata.

Una fonte militare yemenita ha spiegato che “L’obiettivo dei raid è allentare la morsa degli Houthi su Aden e aiutare i Comitati di resistenza popolare (cioè fedei a Abd Rabbo Mansour Hadi) a riguadagnare il terreno perduto”.