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Grazie alla mediazione dell’Onu è stato firmato a Sanaa un accordo di tregua fra i miliziani sciiti Huthi e le autorità yemenite.

Dopo che lo scorso 30 agosto sono saltati i colloqui con il presidente Abdu Rabu Mansour Hadi, i miliziani Huthi, che nella loro avanzata hanno preso il controllo di alcune città fra le quali Amran, hanno messo sotto assedio la capitale ed hanno occupato la tv di Stato (parzialmente distrutta), la radio nazionale e diversi edifici governativi. Gruppi di miliziani sono riusciti a conquistare alcuni quartieri della capitale situati nei pressi dell’aeroporto. Scontri interessano anche altre località del paese. Poco prima della firma è stata perquisita e saccheggiata la casa de potente generale e consigliere della Difesa Ali Mohsen al-Ahmar.

Fra le richieste, non ascoltate, degli Huthi, appoggiati dall’Iran e dagli Hezbollah libanesi, vi sono quelle dell’inserimento di 20mila appartenenti alla minoranza nelle forze armate governative, l’assegnazione di 10 ministeri e l’inclusione nella regione di Azal di Hajja e dei governatorati di al-Jaw.

Il presidente yemenita ha puntato il dito contro il regime iraniano ed ha accusato Bashar al-Assad di appoggiare la rivolta.

Il premier Mohammed Salem Basindwa ha rassegnato le dimissioni e ha criticato la gestione del presidente dell’attuale crisi; diverse fonti parlano di oltre cento morti negli scontri degli ultimi tre giorni.