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La vice-portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Marie Harf, ha confermato in occasione di una conferenza stampa che la scelta degli Stati Uniti di chiudere per alcuni giorni le proprie ambasciate in Medio Oriente e Nordafrica è seguita alle intercettazioni di alcune telefonate con il numero uno di al-Qaeda Ayman, al-Zawahiri, il quale avrebbe ordinato a Nasser al-Wuhayshi, capogruppo dei terroristi nella Penisola Arabica, di compiere un attentato dimostrativo.

Harf non è scesa nei particolari, ma ha spiegato che “Stiamo continuando a valutare le informazioni, ad analizzarle”, pertanto “prendiamo delle misure cautelative per proteggere i nostri dipendenti, i visitatori e le infrastrutture all’estero”.

Il ministero degli Interni dello Yemen ha diffuso una lista di 26 elementi ritenuti esponenti di al-Qaeda, tra i quali il saudita Mohammed el-Rubaish, ricercati proprio perché sospettati di stare pianificando attentati terroristici a Sana’a e in altre città del Paese mediorientale “durante gli ultimi giorni del Ramadan o durante la festività di Eid al-Fitr”, l’ultimo giorno del mese sacro, giovedì prossimo; una ricompensa di 23mila dollari è stata promessa a chiunque fornirà informazioni utili all’arresto di ogni ricercato.

Nonostante la chiusura delle rappresentanze diplomatiche, la guerra ad al-Qaeda nello Yemen non si è fermata: questa mattina quattro presunti membri dell’organizzazione terroristica, fra i quali Waleh al-Waii, uno dei 25 nomi della lista diffusa dal ministero dell’Interno, sono stati intercettati ed uccisi da un drone statunitense. Un’altra delle vittime identificate si chiamava Saleh al-Guti.

Ayman Muhammad al-Zawahiri, medico, è nato a Kafr el-Dawar, in Egitto, il 19 giugno 1951 e dal 2011 ha preso ufficialmente il posto di Osama bin Laden alla guida di al-Qaeda, dopo aver guidato la diramazione egiziana del gruppo terroristico.

Noto anche come Abu Muhammad, ma anche come Abu Fatima, Muhammad Ibrahim, Abu Abd Allah, Abu al-Muizz, Il Dottore, Il Maestro, Nur, Ustadh (il Professore), Abu Muhammad Nur al-Din, è stato a lungo luogotenente di Bin Laden e si pensa anche suo medico personale; i due si erano incontrati negli anni Ottanta in Afghanistan, nella lotta contro i sovietici, quando Bin Laden stava costituendo una cellula di resistenza chiamata Maktab al-Khidamat; nel momento in cui il gruppo vemme sciolto, al-Zawahiri partecipò alla fondazione di al-Qaeda (la Base) sempre da parte di Bin Laden.

Negli anni Novanta tornò in Egitto per spingere gli jihadisti su posizioni sempre più oltranziste e soprattutto contro gli Stati Uniti e l’Occidente; nel 1996 venne arrestato in Daghestan ed incarcerato in Russia con l’accusa di fare proselitismo per la Jihad in Cecenia, ma dopo soli sei mesi venne liberato in quanto, come spiegò Sergei Ignatchenko, portavoce dei Servizi di Sicurezza, “Aveva quattro passaporti, con quattro diversi nomi e quattro diverse attestazioni di cittadinanza. Abbiamo cercato di condurre una verifica in ognuna di queste nazioni ma non è stato possibile avere nessuna conferma su di lui. Non potevamo trattenerlo per sempre e così lo abbiamo portato al confine con l’Azerbaigian e lo abbiamo rilasciato”.

Con l’invasione Usa dell’Afghanistan certamente si unì alla resistenza talebana ed il 3 dicembre 2001 la moglie e di suoi tre figli sono morti a causa degli attacchi aerei condotti per colpire un insieme di caverne vicino Jalalabad.

Nel 2008 pubblicò in rete il suo libro al-Tabria (l’assoluzione): una riposta alle critiche del suo sodale, Imam al-Sharif, ora terrorista islamista pentito e incarcerato al Cairo.

Ricercato anche per essere il responsabile per le bombe collocate nell’Ambasciata statunitense di Dar es Salaam (Tanzania) e di Nairobi (Kenya), su di lui gli Usa hanno posto una taglia di 25milioni di dollari.