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L’aviazione saudita ha ripreso oggi a bombardare la capitale dello Yemen Sanaa, in mano ai ribelli houthi dal 2015, ed il portavoce della coalizione voluta dalla lega Araba, generale Ahmed Asseri, ha riferito che sono stati presi di mira solo obiettivi militari. Tuttavia fonti governative hanno parlato della distruzione di una fabbrica situata nei pressi della città, dove sarebbero morti 14 civili.
I raid dei sauditi sostengono le operazioni dell’esercito del presidente riconosciuto Abd Rabbo Mansour Hadi, il quale oggi controlla l’area di Aden.
Il golpe dei ribelli sciiti houti, dietro al quale vi sarebbe l’Iran (che però nega), è arrivato nel gennaio 2015 dopo che per mesi avevano chiesto invano alcuni riconoscimenti come l’inserimento di 20mila appartenenti alla minoranza sciita nelle forze armate governative, l’assegnazione di 10 ministeri e l’inclusione nella regione di Azal, di Hajja e dei governatorati di al-Jaw. Gli houthi sostengono l’ex presidente Ali Abdallah Saleh.
Sono 8mila le vittime del conflitto, per lo più civili, un numero salito in modo verticale dopo che la coalizione della Lega Araba a guida saudita ha intensificato i raid, evidentemente non proprio “chirurgici”.
La mediazione Onu ad opera di Ismail Ould Cheik Ahmed è fino ad oggi fallita, ma ha permesso effimere tregue utili per portare aiuti umanitari alla popolazione.
La coalizione a guida saudita vede partecipare in sostegno di Mansour Hadi Egitto, Sudan, Giordania, Marocco, Bahrain, Qatar e Emirati Arabi Uniti.
Nei mesi scorsi vi sono anche stati pesanti attentati ad opera dell’Isis, specialmente a Sanaa.

