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Continuano nello Yemen gli scontri tra regolari e ribelli houti, questi ultimi oggetto di continui raid da parte dell’aviazione saudita, dopo che lo scorso 27 gennaio hanno preso il potere rovesciando il presidente Abd Rabbo Mansour Hadi.

Tuttavia la crisi è prima di tutto umanitaria, per cui già il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, aveva chiesto l’apertura del dialogo fra le parti e la fine delle ostilità.

Oggi anche il segretario di stato Usa, John Kerry, giunto in visita a Riad ha annunciato che “Discuteremo la natura di una pausa e come potrà essere attuata”, in quanto “Noi siamo estremamente preoccupati per la situazione umanitaria in Yemen”.

“Sono convinto della loro volontà di attuare una pausa”, ha aggiunto rivolgendosi agli alleati sauditi che, attraverso il loro generale Ahmed al-Asseri, guidano la coalizione anti-houti della Lega Araba composta da Yemen, Egitto, Sudan, Giordania, Marocco, Bahrain, Emirati Arabi Uniti e Qatar.

Fino ad oggi sono stati 1.500 i morti, soprattutto civili, mentre sono in corso pesanti scontri fra houthi e lealisti per contendersi il controllo delle zone strategiche, delle raffinerie e dei pozzi di petrolio.

Il golpe dei sciiti houthi, dietro il quale vi sarebbe l’Iran (che però nega), è arrivato dopo che per mesi avevano chiesto invano alcuni riconoscimenti come l’inserimento di 20mila appartenenti alla minoranza nelle forze armate governative, l’assegnazione di 10 ministeri e l’inclusione nella regione di Azal di Hajja e dei governatorati di al-Jaw.

Johannes van der Klaauw, coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per lo Yemen, ha comunicato oggi che sta per esaurirsi il carburante, che potrebbe esservi un crollo delle infrastrutture di base “entro pochi giorni” e che “I servizi ancora in funzione nel Paese in termini di sanità, acqua e alimenti sono in procinto di sparire perché il petrolio non rientra più.