di Giuseppe Gagliano –

Nel silenzio assordante dell’opinione pubblica internazionale, ieri gli Stati Uniti hanno colpito il terminal petrolifero di Ras Isa, sulla costa occidentale dello Yemen, provocando almeno 74 morti e 171 feriti. Ufficialmente un’operazione militare per “tagliare i fondi ai terroristi Houthi sostenuti dall’Iran”. In realtà, un attacco devastante su una delle infrastrutture vitali per la sopravvivenza di un Paese già al collasso.

Ras Isa, insieme a Hodeidah e as-Salif, rappresenta il polmone economico e umanitario dello Yemen: da qui passano oltre il 70% delle importazioni e l’80% degli aiuti. Bombardarlo significa soffocare un’intera nazione. Il Pentagono ha evitato di commentare il numero crescente di vittime, mentre fonti locali parlano di lavoratori uccisi durante i turni, camionisti carbonizzati, macerie e fiamme visibili per chilometri.

Washington giustifica i raid con l’interruzione delle rotte marittime nel Mar Rosso da parte degli Houthi, che hanno lanciato oltre 100 attacchi a navi commerciali (in prevalenza occidentali e israeliane) in risposta alla guerra a Gaza. Ma la campagna militare americana, che da marzo colpisce anche centri urbani e comandanti, sembra seguire una logica più profonda: colpire gli alleati dell’Iran per strangolare Teheran sul piano regionale.

In un post su Truth Social, Trump ha esplicitamente attribuito ogni attacco degli Houthi a “un ordine diretto dell’Iran”. La retorica è quella della responsabilità collettiva: ogni missile, ogni sabotaggio marittimo, ogni colpo di fucile sarà imputato a Teheran. Un meccanismo che giustifica escalation a prescindere dalla risposta diplomatica e preannuncia una stagione di attacchi sempre più ampi e sistematici.

Il raid su Ras Isa non va letto solo come un’azione antiterrorismo, ma come parte di una strategia globale che trasforma lo Yemen in un campo di battaglia periferico. Gli Houthi sostengono che il sostegno a Gaza continuerà “a dispetto dei crimini americani”. Ma il prezzo, ancora una volta, lo pagano i civili: ustionati, mutilati, dimenticati.