di Guido Keller –

Sono 155 i morti dovuti ad un raid della coalizione saudita sulla capitale dello Yemen Sanaa: ad essere centrato dalle bombe è stato un salone per cerimonie e ricevimenti in cui si stava svolgendo la veglia funebre del padre del ministro dell’Interno del governo dei ribelli houthi al-Ruwishan, per cui erano presenti personalità politiche e alti ufficiali, oltre al ministro, il generale Jalal al-Ruwishan. A quanto riferito da Hakim al-Masmari, giornalista dello Yemen Post, tra i morti vi sarebbe anche il sindaco di Sanaa, Abdul Qader Hilal.

I feriti sono oltre 500, e le cifre sono state confermate sia dai ribelli, che controllano la capitale, che dal ministero della Sanità.

In risposta al grave fatto l’ex presidente yemenita Ali Abdallah Saleh, sostenuto dagli houthi, ha lanciato un appello alla mobilitazione generale lungo la frontiera con l’Arabia Saudita per vendicare le vittime dell’attacco aereo: “Chiamo le forze armate e i comitati popolari a recarsi sul fronte di guerra, alla frontiera, per vendicare le nostre vittime”, ha detto l’ex presidente in un messaggio televisivo.

Già in agosto gli houthi hanno reagito agli attacchi sui civili lanciando razzi dal confine su Nashran, nel territorio dell’Arabia Saudita.

Il golpe degli houthi (sciiti), dietro al quale vi sarebbe l’Iran (che però nega), è arrivato nel gennaio 2015 dopo che per mesi avevano chiesto invano alcuni riconoscimenti come l’inserimento di 20mila appartenenti alla minoranza sciita nelle forze armate governative, l’assegnazione di 10 ministeri e l’inclusione nella regione di Azal, di Hajja e dei governatorati di al-Jaw. L’intervento della coalizione a guida saudita e che vede coinvolti Egitto, Sudan, Giordania, Marocco, Bahrain, Qatar e Emirati Arabi Uniti, ha permesso la ripresa di una parte dei territori, in particolare del governatorato di Aden, roccaforte del presidente Mansour Hadi, mente la capitale e la zona dei principali impianti petroliferi resta saldamente in mano ai ribelli sciiti.

Gli incontri a Ginevra con il mediatore Onu per la crisi yemenita Ismail Ould Cheikh Ahmed hanno permesso fino ad oggi fragili e brevi tregue che hanno permesso l’apertura di effimeri corridoi umanitari.

Si calcola che dall’inizio della guerra civile i morti siano già 7mila, di cui la maggioranza civili.