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La diramazione yemenita dell’Isis ha rivendicato il duplice attentato contro due moschee sciite della capitale Sanaa controllate dagli houthi, la minoranza che, sostenuta dall’Iran, lo scorso 23 gennaio ha preso il potere ribaltando con un golpe il governo del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi. Il bilancio al momento parla di 137 morti e 350 feriti, e ad agire nei luoghi di culto, affollati per la Preghiera del venerdì sono stati cinque kamikaze imbottiti di esplosivo.

Il comunicato dell’Isis, definito come di “rivendicazione delle operazioni di martirio”, riporta che “Cinque cavalieri del martirio con le loro cinture esplosive si sono lanciati in una operazione benedetta da Allah che l’ha resa possibile” e prosegue affermando che “quattro di loro si sono infilati nei covi dei Rafidah (termina per indicare i sciiti, ndr) houthi nella provincia di Sanaa facendo saltare per aria le loro sedi Badr e al Hashush”, cioè le due mosche. Le notizie riportano tuttavia di una terza moschea colpita a Saada, nel nord del paese, dove le vittime sono state 16.

La reazione degli houthi non si è fatta attendere: i miliziani sciiti hanno fatto esplodere l’abitazione del leader di “al Rashad”, il partito salafita sunnita opposto alle milizie houthi.

Il golpe di gennaio è arrivato dopo che per mesi gli houthi hanno chiesto invano alcuni riconoscimenti, come l’inserimento di 20mila appartenenti alla minoranza nelle forze armate governative, l’assegnazione di 10 ministeri e l’inclusione nella regione di Azal di Hajja e dei governatorati di al-Jaw; vistisi negare le richieste, hanno preso d’assedio la capitale.

Nel paese sono in corso diversi conflitti: solo ieri ad Aden vi sono stati scontri fra gli houthi e i “Comitati popolari” fedeli all’ex presidente, ma il paese è base anche di al-Qaeda Aqap (Penisola Arabica).