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La situazione nello Yemen si sta ulteriormente aggravando, tanto che il rischio di una nuova guerra appare tutt’altro che remoto: se, infatti, presso la capitale gli houthi (sciiti) stanno tentando di consolidare attraverso un difficile dialogo con il Parlamento il potere acquisito in seguito al rovesciamento del presidente Abdrabbuh Mansour Hadi, in altre aree del paese i miliziani dell’Aqap (al-Qaeda nella Penisola Arabica) continuano i loro pericolosi movimenti, tanto che negli ultimi giorni hanno preso il controllo della base aerea di Ataq, hanno sconfitto la 23ma brigata di fanteria dell’esercito al confine tra Marib e Hadramout e la 19esima a Baihan, facendo propri quantitativi importanti di armi. I qaedisti hanno anche attaccato il penitenziario di Shabwa, dove sono stati liberati diversi terroristi.
Appare evidente che è intenzione dei miliziani di al-Qaeda, in particolare del gruppo Ansar al-Islam, di prendere il controllo dell’intero governatorato di Shabwa al fine di strutturarsi e quindi di lanciare un’offensiva su larga scala agli houthi. Questi ultimi, sostenuti dall’Iran, si trovano a dover fare fronte a problemi di ordine pubblico per via delle numerose proteste che stanno avendo luogo in tutto il paese.
Sempre nel governatorato di Shabwa vi è l’importante impianto di liquefazione del gas di Balh, sul quale gli houthi stanno facendo convergere forze nel tentativo di difenderlo da uno scontato attacco dei qaedisti: chi controlla l’impianto, controlla la linfa economica del paese.
Arabia Saudita e Oman hanno inviato alcune migliaia di militari ai confini, segno della tensione palpabile in tutta l’area.

