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Dopo che i ribelli sciiti huthi hanno preso il controllo del palazzo presidenziale e di altre strutture strategiche della capitale Sanaa, il presidente yemenita Abde Rabbo Mansour Hadi ha rassegnato le dimissioni, prontamente respinte dal Parlamento.

Gli huthi, accusati di essere sostenuti dall’Iran e dagli Hezbollah libanesi, sono in lotta con l’esercito regolare da mesi per guadagnare peso nella scena politica e sociale del paese: fra le rivendicazioni, non ascoltate, degli huthi vi sono quelle dell’inserimento di 20mila appartenenti alla minoranza nelle forze armate governative, l’assegnazione di 10 ministeri e l’inclusione nella regione di Azal di Hajja e dei governatorati di al-Jaw.

Nonostante l’accordo raggiunto, che prevede una modifica della Costituzione a favore della minoranza huthi, anche il governo del premier Kahled Bahah si è dimesso, per cui la situazione rimane incerta, se non riassumibile in un colpo di stato.

Ieri sera si è riunito il Consiglio di sicurezza dell’Onu in una seduta straordinaria condannando le violenze, invocando un cessate il fuoco e ribadendo che il presidente Hadi rappresenta l’autorità legittima del Paese.