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Nulla di fatto per l’accordo fra i ribelli Huthi e le autorità di Sanaa, nello Yemen: il 22 agosto scorso il presidente Abdu Rabu Mansour Hadi aveva invitato i miliziani sciiti, che ormai assediano la capitale, a parlamentare per arrivare a un cessate-il-fuoco e porre fine alle tensioni in corso, ma, a quanto pare, i colloqui non hanno dato l’esito sperato.
Fra le richieste degli Huthi, appoggiati dall’Iran e dagli Hezbollah libanesi, vi erano quelle dell’inserimento di 20mila appartenenti alla minoranza nelle forze armate governative, l’assegnazione di 10 ministeri e l’inclusione nella regione di Azal di Hajja e dei governatorati di al-Jaw.
A Sanaa in diversi sostenitori del deposto presidente Ali Abdullah Saleh si sono rigettati in strada protestando e chiedendo le dimissioni del governo, mentre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha invitato gli Huthi a sciogliere l’assedio, pena sanzioni, ma in diversi ritengano che il paese sia ormai sull’orlo della guerra civile.
Il presidente yemenita ha puntato il dito contro il regime iraniano ed ha accurato Bashar al-Assad di appoggiare la rivolta.
Agli inizi di luglio gli Houthi hanno conquistato la città di Amran, a 70 km dalla capitale.

