di Guido Keller –
Precipita la situazione nello Yemen, dove la tregua fra gli sciiti huthi e il presidente Abdu Rabu Mansour Hadi, firmata grazie alla mediazione Onu lo scorso 22 settembre, è di fatto carta straccia. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il rapimento di sabato scorso del capo di gabinetto di Hadi, Ahmed Awad bin Mubarak, a cui sono seguiti violenti scontri anche nei pressi del palazzo presidenziale, ma la capitale è in realtà sotto assedio da mesi: fra le rivendicazioni, non ascoltate, degli huthi vi sono quelle dell’inserimento di 20mila appartenenti alla minoranza nelle forze armate governative, l’assegnazione di 10 ministeri e l’inclusione nella regione di Azal di Hajja e dei governatorati di al-Jaw.
La tv satellitare degli huthi al-Maseera riporta invece che a provocare la ripresa delle tensioni sarebbero stati i militari governativi, i quali avrebbero aperto il fuoco su una loro posizione.
L’accusa rivolta alla minoranza sciita è che essa sarebbe sostenuta dagli Hezbollah libanesi e soprattutto dall’Iran, ma il presidente yemenita ha anche puntato il dito contro il siriano Bashar al-Assad, accusato di appoggiare la rivolta.
Nelle ultime ore i ribelli hanno preso nuovamente il controllo della tv e della radio di Stato, come pure della strategica base militare posta sulla collina di Nahdain, presso la capitale Sanaa, che sovrasta il complesso presidenziale; scontri si registrano un po’ ovunque fra i combattenti sciiti, gli “Ansarullah” (“partigiani di Dio”), e le guardie presidenziali, per cui si registrano alcuni morti, ma per comprendere la portata del conflitto basti pensare che scorso 25 settembre in un solo girono si sono registrate 275 vittime degli scontri.
Il cessate-il-fuoco intavolato su iniziativa della Lega Araba sembrava reggere in un primo momento, ma le notizie indicano un colpo di stato in corso, con gli huthi già dentro il palazzo presidenziale e quindi di scontri pesanti, ovvero di un prossimo fronte di guerra nel quadro disastrato della regione.
I ribelli huthi stanno anche cercando di penetrare nella base di Bafaj Attan, nella parte sud-occidentale della città, per prendere il controllo degli impianti missilistici.
Da più parti si sospetta un’alleanza inedita fra le autorità militari e l’Aqap (al-Qaeda nella Penisola Arabica) per fronteggiare l’impeto degli Ansarullah, nonostante le autorità yemenite abbiano compiuto anche nel passato recente numerose azioni contro i qaedisti, sostenute dall’intelligence e dai droni Usa.
Due navi da guerra Usa, la USS IwoJima e la USS Ft.McHenry sono state spostate nel Mar Rosso durante la notte e sono pronte a far evacuare il personale dell’ambasciata americana dallo Yemen nel caso in cui dovesse arrivare l’ordine dal Pentagono.
Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, si è detto “fortemente preoccupato per la situazione deteriorata” e il Consiglio di Sicurezza dell’Onu è riunito a porte chiuse.
Il presidente Abde Rabbo Mansur Hadi viene dato in fuga, rifugiato in un luogo sicuro, mentre le tre province del sud dello Yemen di Aden, Abyen e Lahaj hanno chiuso i loro confini con quelle del nord del paese, per impedire l’arrivo delle milizie sciite dell’imam Abdel Malik al-Houthi, leader dei ribelli.

