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Continuano le tensioni nello Yemen, dopo che lo scorso 30 agosto sono saltati i colloqui fra il presidente Abdu Rabu Mansour Hadi e i miliziani sciiti della minoranza Huthi, che nella loro avanzata hanno preso il controllo di alcune città, fra le quali Amran, e che ora assediano di fatto la capitale Sanaa: in diversi sostenitori del deposto presidente Ali Abdullah Saleh sono scesi in strada protestando e chiedendo le dimissioni del governo e, come ha testimoniato un organizzatore della manifestazione di protesta di oggi, “La polizia ha aperto il fuoco contro i manifestanti, uccidendo almeno uno di loro e ferendone altri”; fonti parlano di 7 morti fra i manifestanti sciiti che stavano tentando di entrare nel palazzo del governo.

Fra le richieste degli Huthi, appoggiati dall’Iran e dagli Hezbollah libanesi, vi sono quelle dell’inserimento di 20mila appartenenti alla minoranza nelle forze armate governative, l’assegnazione di 10 ministeri e l’inclusione nella regione di Azal di Hajja e dei governatorati di al-Jaw.

Il presidente yemenita ha puntato il dito contro il regime iraniano ed ha accusato Bashar al-Assad di appoggiare la rivolta.

La situazione sembra precipitare e il paese, che già deve fare i conti con la presenza massiccia di al-Qaeda, è ora sull’orlo della guerra civile.