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Nonostante l’annuncio di due giorni fa ad opera del premier Khaled Bahah della “liberazione” di Aden, continuano aspri i combattimenti nella città portuale fra i ribelli houthi e i militari fedeli al presidente deposto Abd Rabbo Mansour Hadi, supportati dall’aviazione saudita per quella che è l’operazione “Freccia d’oro”: almeno una sessantina di civili sono rimasti uccisi e 200 sono stati feriti dai bombardamenti della Lega Araba sul quartiere Dar Saad di Aden e fra le vittime vi sono anche 12 bambini e sei donne.
Un abitante di Aden ha dichiarato che “Chiediamo che ci vengano forniti armamenti che ci permettano di difenderci. Non abbiamo bisogno di soldati stranieri, possiamo difendere da soli la nostra città”.
Il golpe degli houthi, avviato lo scorso 27 gennaio, che ha deposto il presidente Abd Rabbo Mansour Hadi e dietro al quale vi sarebbe l’Iran (che però nega), è arrivato dopo che per mesi avevano chiesto invano alcuni riconoscimenti come l’inserimento di 20mila appartenenti alla minoranza nelle forze armate governative, l’assegnazione di 10 ministeri e l’inclusione nella regione di Azal di Hajja e dei governatorati di al-Jaw. Gli houti sostengono l’ex presidente Ali Abdallah Saleh.
L’azione della Lega Araba vede coinvolti Egitto, Sudan, Giordania, Marocco, Bahrain, Qatar e Emirati Arabi Uniti. Questi ultimi hanno aperto un corridoio umanitario e stanno rifornendo di aiuti la popolazione stremata.
Sono 3.200 le vittime, di cui la metà civili, degli scontri in corso nel paese mediorientale da quattro mesi.

