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Nel suo recente viaggio a Riyadh il segretario di stato Usa John Kerry ha chiesto agli alleati sauditi la sospensione dell’operazione “Tempesta finale” di bombardamento degli obiettivi houthi nello Yemen per motivi umanitari.
I sauditi hanno quindi girato la proposta agli houthi, che oggi hanno accettato un cessate-il-fuoco di cinque giorni a partire da martedì prossimo, dalle 23.00 locali.
La coalizione anti-houti della Lega Araba, composta da Yemen, Egitto, Sudan, Giordania, Marocco, Bahrain, Emirati Arabi Uniti e Qatar e guidata dal generale saudita Ahmed al-Asseri, è intervenuta dopo che lo scorso 27 gennaio i ribelli houthi, sciiti, hanno preso il potere rovesciando il presidente Abd Rabbo Mansour Hadi.
Il golpe degli sciiti houthi, dietro il quale vi sarebbe l’Iran (che però nega), è arrivato dopo che per mesi avevano chiesto invano alcuni riconoscimenti come l’inserimento di 20mila appartenenti alla minoranza nelle forze armate governative, l’assegnazione di 10 ministeri e l’inclusione nella regione di Azal di Hajja e dei governatorati di al-Jaw.
Fino ad oggi sono stati 1.400 i morti, soprattutto civili, mentre sono in corso pesanti scontri fra houthi e lealisti per contendersi il controllo delle zone strategiche, delle raffinerie e dei pozzi di petrolio.
Il rappresentante Onu nello Yemen, Johannes Van Der Klauuw, intervenendo alla Bbc si è detto oggi “profondamente preoccupato” per i raid sauditi nel nord contro i ribelli Houthi, in quanto “Molti civili sono intrappolati a Saada, non hanno benzina per i trasporti”.
La città settentrionale di Saada, poco distante dal confine con l’Arabia Saudita, è costantemente bombardata dai raid in quanto considerata la roccaforte dei ribelli.
In uno dei numerosi raid sulla capitale Sanaa, stamane è stata colpita la casa dell’ex presidente al-Abdullah Saleh, alleato degli houthi, il quale si è comunque salvato con la famiglia.

