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Scaduti i cinque giorni di tregua umanitaria concordati, gli aerei della coalizione della Lega Araba hanno ripreso a bombardare le postazioni dei ribelli sciiti houthi, i quali lo scorso 27 gennaio hanno preso il potere rovesciando il presidente Abd Rabbo Mansour Hadi.
Questo nonostante nelle intenzioni dell’inviato dell’Onu, Ismail Ould Cheikh Ahmed, vi fosse il proposito che la tregua diventasse “un cessate il fuoco permanente”.
In realtà sul terreno sono continuati gli scontri fra i ribelli e le truppe regolari per contendersi i punti strategici del paese e soprattutto le aree di estrazione del petrolio.
La coalizione della Lega Araba è guidata dal generale saudita Ahmed al-Asseri ed è composta, oltre che da Yemen e Arabia Saudita, anche da Egitto, Sudan, Giordania, Marocco, Bahrain, Emirati Arabi Uniti e Qatar.
Il golpe degli houthi, dietro il quale vi sarebbe l’Iran (che però nega), è arrivato dopo che per mesi avevano chiesto invano alcuni riconoscimenti come l’inserimento di 20mila appartenenti alla minoranza nelle forze armate governative, l’assegnazione di 10 ministeri e l’inclusione nella regione di Azal di Hajja e dei governatorati di al-Jaw.
Dall’inizio delle operazioni della Lega Araba vi sono stati 1.500 morti.

