di Guido Keller –
Stretto dalla difficile situazione economica, il governo dello Zimbabwe, retto dal presidente Robert Mugabe, ha pensato di ‘semi-impadronirsi’ di alcune delle corporation e delle aziende straniere, iniziando dalla società sudafricana Impala Platinum, la quale dovrà cedere il 51 per cento della sua proprietà, come è stato scritto, ‘ai neri dello Zimbabwe’, ovvero agli investitori autoctoni.
Attualmente il paese africano, che conta quasi 13 milioni di abitanti, è il secondo produttore al mondo di platino e negli ultimi temi si è assistiti ad una corsa di investitori stranieri per aggiudicarsi le concessioni d’estrazione, compresi i cinesi che, oltre a promettere infrastrutture e piantagioni, si erano proposti per acquisire al costo di 3 miliardi di dollari lo sfruttamento dei giacimenti di platino di Chegutu, estesi su un’area di 110 chilometri quadrati e stimati in almeno 40 miliardi di dollari.
Qualcuno ha ipotizzato che dietro alla manovra di Mugabe ci sia l’intenzione favorire alle presidenziali, ormai prossime, la vittoria del suo partito, lo ZANU-PF, il quale attualmente controlla proprio il Ministero delle miniere e non è escluso che si arrivi a chiedere alle aziende estrattrici un contributo diretto alla campagna elettorale.
La gestione del Ministero delle miniere ha permesso a Mugabe di rimanere al potere negli ultimi 31 anni, nonostante la spaccatura interna al governo che vuole il Ministero delle finanze sotto il controllo del Movimento per il cambiamento democratico (MDC), partito che non lo sostiene.

