di Silvano Danesi * –
L’esame di realtà è una delle azioni più difficili, soprattutto quando ci si è nutriti di propaganda e si è accettata la bugia dei neocon Usa e degli inglesi, accompagnati dal coretto dei Baltici e dall’insipienza dell’Unione Europea, che la Russia si può sconfiggere e che i territori ucraini invasi da Mosca sono recuperabili.
Altro che dare dell’idiota e dell’ignorante a Donald Trump. Gli ignoranti cocciuti sono quelli che insistono a voler continuare la guerra, ben sapendo che più si va avanti e più non solo moriranno migliaia di persone, ma saranno persi altri territori.
Volodymyr Zelensky è prigioniero di sé stesso e sa benissimo che la sua sopravvivenza, non solo politica, è appesa ad un filo sottilissimo. Tanto varrebbe prendere atto della realtà e chiudere la partita, evitando di subire ulteriori danni.
Le guerre, per non perderle, non solo non si devono avviare, ma nemmeno provocare.
I neocon (Victoria Nuland, George Soros, Joe Biden) la guerra in Ucraina l’hanno provocata, pensando di ridurre la Russia ai minimi termini. Putin la guerra l’ha fatta, forse pensando di ribaltare in poco tempo le sorti di Kiev, cosa non avvenuta. Ora la guerra per Kiev è persa. L’Ucraina può conservare la sua indipendenza, rafforzare la sua identità, mantenere lo sbocco al mare (essenziale per il suo destino economico), ma deve chiudere la partita.
Benito Mussolini voleva spezzare le reni alla Grecia, conquistare il mondo assieme a Hitler, spezzare le ossa alla Russia, conquistare l’Africa. La conclusione fu che arrivò il 25 luglio e l’8 settembre 1943 l’Italia si arrese agli Alleati, con la firma dell’armistizio di Cassibile. Il maresciallo Pietro Badoglio, capo del governo dopo la caduta di Mussolini, siglò l’accordo con gli Alleati, rappresentato dal generale Dwight D. Eisenhower. L’armistizio fu annunciato ufficialmente lo stesso giorno, segnando l’uscita dell’Italia dalla Seconda Guerra Mondiale come alleata dell’Asse.
L’Italia, a seguito del Trattato di Pace di Parigi (10 febbraio 1947), perse territori importanti, influenza internazionale, fu sottoposta a limitazioni e, ancora oggi, è irretita nella trama dei trattati sottoscritti.
Le principali perdite territoriali furono importanti.
La maggior parte dell’Istria, la città di Fiume (oggi Rijeka) e Zara (oggi Zadar) furono cedute alla Jugoslavia. Questo comportò l’esodo di circa 250.000-300.000 italiani (profughi istriani, fiumani e dalmati) verso l’Italia.
Le isole del Dodecaneso, occupate dall’Italia dal 1912, furono cedute alla Grecia.
Furono perse tutte le sue colonie: Libia (indipendente, ma sotto influenza britannica e francese fino al 1951); Eritrea (sotto amministrazione britannica, poi federata all’Etiopia); Somalia italiana (sotto amministrazione fiduciaria italiana fino al 1960, ma non più colonia).
L’Italia rinunciò a qualsiasi pretesa sull’Albania, che era stata sotto il suo controllo durante la guerra.
Piccole rettifiche di confine furono fatte a favore della Francia (es. zone del Colle del Moncenisio e del Colle del Monginevro).
Trieste e il territorio circostante furono inizialmente parte del Territorio Libero di Trieste (1947-1954), diviso in Zona A (sotto amministrazione alleata) e Zona B (sotto amministrazione jugoslava). Nel 1954, con il Memorandum di Londra, la Zona A (inclusa Trieste) tornò all’Italia, mentre la Zona B rimase alla Jugoslavia.
L’Italia perse complessivamente circa 20.000 km² di territorio.
A volte certi fatti avvenuti non moltissimi anni or sono, è meglio ricordarli, perché al di là delle affermazioni roboanti su “pace giusta”, “pace da raggiungere con la forza” (che non si ha), e via discorrendo, è necessario fare i conti con la realtà.
L’Ucraina la guerra l’ha persa e con l’Ucraina l’hanno persa i neocon e gli inglesi. E’ un dato di fatto, una realtà che brucia, ma è così.
L’andamento del fronte è la dimostrazione che non c’è alternativa ad un congelamento e all’apertura di una trattativa.
Dare dell’ignorante a Trump, come fanno gli inglesi con tanto di coretto europeo idiota, serve a poco, perché chi ignora è chi dà dell’ignorante agli altri.
L’11 agosto le forze russe hanno sfondato le linee ucraine a nord est di Pokrovsk (per i russi Krasnoarmeysk) su un fronte ampio circa 13 chilometri avanzando per almeno 15. I report dei blogger militari russi riferiscono le linee difensive sono state superate rapidamente perché scarsamente presidiate.
L’avanzata ha permesso ai russi di bloccare l’autostrada Dobropolye-Kramatorsk di fatto completando “l’accerchiamento operativo” dell’intero settore di Pokrovsk, termine che indica come tutte le vie logistiche (strade e ferrovie) che consentono l’afflusso di rifornimenti e rinforzi alle truppe ucraine sono in mano ai russi o sotto il tiro delle forze di Mosca. Nell’intero settore per gli ucraini è ora impossibile inviare rifornimenti e rinforzi in quantità significative e ruotare le truppe. L’assenza di riserve ucraine rapidamente impiegabili per “tappare la falla” sembra trovare conferme nei report dei blogger che riferiscono di un ampio impiego di droni ucraini contro le truppe che hanno operato lo sfondamento ma non di fanterie.
Lo sfondamento iniziale è stato di 10 chilometri secondo il canale Telegram ucraino DeepState, si sarebbe esteso a 15 chilometri.
Verso ovest le forze russe hanno raggiunto Dobropolye (Dobropillya per gli ucraini) 22 chilometri a nord di Pokrovsk, da cui le truppe di Kiev si sono ritirate il 12 agosto.
Secondo il canale Telegram Mash i reparti della difesa territoriale ucraina nella zona di Dobropillya, a causa di carenze di addestramento ed equipaggiamento, si sarebbero ritirati.
DeepState ha descritto l’assalto affermando che i russi si sono spinti in avanti nei pressi di tre villaggi (Boykovka, Pankovka e Zatyshok) situati tra Kostyantynivka e Pokrovsk, roccaforti che i russi stanno accerchiando completamente approfittando dell’esiguità delle forze da combattimento ucraine.
Mash riferisce che le truppe russe starebbero espandendo il controllo a sud di Pokrovsk, occupando undici strade residenziali e avrebbero bloccato l’autostrada che collega Kramatorsk, ostacolando il rifornimento di munizioni e rinforzi alle forze ucraine nella città.
Pokrovsk, centro logistico strategico, sarebbe da considerarsi perduta insieme a Myrnograd e all’intero settore che si estende per circa 260 chilometri quadrati. Alcuni canali Telegram ucraini definiscono infatti lo sfondamento del fronte ormai irreversibile.
Blogger riportano che i russi hanno conquistato almeno nove villaggi vicino a Dobropillia, e stanno avanzando dal nord, est e sud, usando unità di fanteria di piccole dimensioni e la ricognizione dei droni per portare al limite le difese ucraine.
La maggior parte dei progressi è stata realizzata a sud, dove, dopo aver consolidato il controllo delle loro posizioni sulla linea ferroviaria, hanno iniziato a spingersi verso ovest verso l’autostrada Pokrovsk-Dobropillya.
A sud, circa una settimana fa, le forze russe hanno ottenuto il pieno controllo della miniera di Krasnolymanskaya, ottenendo così un controllo molto più approfondito su Rodynske e le aree circostanti. Da lì, sono riuscite ad avanzare verso ovest a Rodynske orientale. Sono state conquistate posizioni sia in edifici a più piani che nel settore privato. Ulteriori progressi sono stati compiuti anche a Chervonyi Lyman, con le forze russe che si sono avvicinate a Rodynske sud-orientale da est. Gran parte del villaggio è ora sotto il controllo russo.
A nord, le forze russe sono riuscite a penetrare nei punti di forza ucraini di Dorozhnje e, sfruttando le posizioni appena riconquistate nelle foreste a est, sono riuscite a catturare il villaggio e la sua stazione ferroviaria merci. Inoltre, sono riuscite a catturare anche Ivanivka e a completare la presa di Nove Shakhove.
Forse è il caso che Zelensky smetta di sentire le sirene inglesi ed europee, che peraltro cantano alla luna, e faccia i conti con la realtà. In fondo Donald Trump non lo sta svendendo, ma gli sta salvando il salvabile e anche il suo personale destino.
* Articolo in mediapartnership con Nuovo Giornale Nazionale.











