di Alessio Cuel –
Per chi è cresciuto in Trentino-Alto Adige, l’autonomia può sembrare un dato di fatto, una parte immutabile della nostra identità. Qui, i diversi gruppi linguistici coesistono pacificamente, condividendo non solo il territorio, ma anche un futuro comune. Questa convivenza di lingue e culture diverse, unita a un diffuso benessere, definisce una terra dalla storia affascinante e dalla bellezza paesaggistica unica.
Eppure, questa autonomia non è affatto scontata. Fu il risultato di una visione e di una conquista diplomatica sigillata da un accordo internazionale tra Italia e Austria. L’Accordo di Parigi, firmato esattamente 79 anni fa, il 5 settembre 1946, da Alcide De Gasperi (allora presidente del Consiglio e ministro degli Esteri italiano) e Karl Gruber (ministro degli Esteri austriaco), gettò le basi per la tutela della minoranza linguistica tedesca e aprì la strada al primo Statuto di Autonomia della Regione, nel 1948. Questo fu poi superato dal secondo Statuto del 1972, che istituì le due attuali Province Autonome di Trento e Bolzano, rafforzando ulteriormente l’autonomia e garantendo un maggiore decentramento.
De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Europa, seppe guidare l’Italia verso la democrazia e la ricostruzione economica. La sua visione si basava sulla convinzione che “il futuro non verrà costruito con la forza, nemmeno con il desiderio di conquista, ma attraverso la paziente applicazione del metodo democratico, lo spirito di consenso costruttivo e il rispetto della libertà”.
Questa libertà era stata negata solo sette anni prima, quando il regime nazifascista costrinse la popolazione sudtirolese di lingua tedesca a una scelta drammatica: restare in Italia e rinunciare alla propria cultura e alla propria lingua, oppure emigrare in Germania. De Gasperi immaginò invece un futuro in cui i confini territoriali non si sovrapponessero a quelli etnici, e dove culture diverse potessero convivere in una sorta di “Europa in miniatura”.
Dal 2008, grazie a una legge provinciale, il Trentino celebra il 5 settembre come la Giornata dell’Autonomia. È una data fondamentale anche per l’Alto Adige, poiché segna l’inizio di un percorso che ha portato all’attuale autonomia provinciale, sancita dallo Statuto del 1972. Scrive il presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher: “Custodire e rinnovare l’autonomia non è solo un dovere, ma l’impegno che ogni generazione politica in Alto Adige è chiamata ad assumersi”.
La storia dell’autonomia trentina e altoatesina è un esempio di come la visione di uno statista possa contribuire a costruire un futuro di pacifica convivenza. L’accordo De Gasperi-Gruber, e i successivi sviluppi statutari, non furono semplici compromessi, ma il frutto di una lungimiranza che ha permesso a gruppi etnici diversi di convivere e prosperare. La lezione di De Gasperi resta un monito: un vero statista non guarda alle prossime elezioni, ma alle generazioni che verranno. E l’autonomia di cui godiamo oggi è il lascito di quella visione.












