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Sono 11 i feriti di un’esplosione avvenuta questo pomeriggio a Kabul trasportati, al Centro chirurgico per vittime di guerra di Emergency nella capitale. Lo ha reso noto l’organizzazione umanitaria, nel cui comunicato si legge che l’esplosione è avvenuta alle 14.00 (ora locale) nel quartiere del Cinema Pamir, PD 1, tra i più affollati della città, all’interno di un mercato di vestiti di seconda mano.
“Per ora sono 11 i feriti che abbiamo ricevuto in ospedale: tra loro una bambina di tre anni e uno di quattro, un ragazzo di sedici, due donne e sei uomini, di cui uno in condizioni critiche – spiega Stefano Gennaro Smirnov, vicedirettore di Emergency in Afghanistan –. L’esplosione è avvenuta in un negozio dell’usato quando ha aperto e le persone si sono accalcate per entrarci. Si tratta del quartiere del Cinema Pamir, uno dei più popolosi di Kabul, e le vittime di questo attacco sono soprattutto persone che vivono in uno stato di grave povertà che non permette loro di disporre dei beni essenziali”.
Sono passati più di tre anni da quando il 15 agosto 2021 le forze internazionali hanno lasciato l’Afghanistan e il Paese è tornato sotto il controllo del governo talebano. E mentre sembra che la comunità internazionale e i media siano disinteressati a questa crisi, EMERGENCY continua a lavorare nel Paese. In questi tre anni, dall’osservatorio dei suoi tre ospedali e dei suoi 40 posti di primo soccorso e cliniche sparsi sul territorio, l’ong ha visto l’Afghanistan sprofondare in una crisi economica che ha portato 23,7 milioni di persone ad avere bisogno di assistenza umanitaria. Tra queste, 12,4 milioni sono in condizioni di insicurezza alimentare e quasi la metà della popolazione – circa il 48% – vive al di sotto della soglia di povertà.
“Nonostante siano passati più di tre anni dalla fine del conflitto, nei primi sei mesi dell’anno circa il 70% dei pazienti operati nel nostro ospedale nella capitale sono considerati ancora feriti di guerra – prosegue Smirnov –. Consideriamo tali i pazienti che riportano ferite da arma da taglio, da fuoco, schegge e mine. Dispute famigliari, criminalità diffusa, attentati con esplosioni e sparatorie le cause maggiori”.












