Ansa, 1 mar 12 –

Dopo la primavera araba, i prossimi a scendere nelle strade potrebbero essere i giovani dell’Africa subsahariana, se continueranno a non avere cibo e lavoro: a lanciare l’allarme e’ il direttore generale dell’Unido (l’agenzia dell’Onu per lo sviluppo), Kandeh Yumkella. ”Questa e’ una cosa reale e succedera’ – afferma – e l’ho anche detto ai capi dei governi africani, che mi sembra ne siano consapevoli”. La primavera araba, sostiene il direttore dell’agenzia delle Nazioni Unite specializzata nello sviluppo industriale, ”e’ partita in Africa, in Tunisia, e tra le cause c’era anche il prezzo del cibo. Se le cose non cambieranno, e’ destinata a propagarsi anche a sud”. ”Anche in Africa – spiega Yumkella, ospite oggi a Fieramilano di un incontro nell’ambito del salone del packaging Ipack-Ima – i giovani hanno i cellulari, usano Twitter e Facebook, guardano le proteste di Occupy Wall Street e magari scelgono di emularle e con la tecnologia possono organizzarsi con facilita’ per scendere in piazza. L’abbiamo gia’ visto in Senegal e potrebbe succedere ancora”. In questo contesto, a suo parere ”l’Europa dovrebbe parlare con l’Africa piu’ in termini di cooperazione industriale che di risorse naturali”. E per le imprese specializzate in tecnologie alimentari riunite in questi giorni in fiera ci potrebbero essere molte opportunita’ di business. Con il 60% di terre non coltivate, metodi di produzione ancora largamente non industrializzati e dal 20% al 50% del cibo sprecato per carenze nelle tecnologie di conservazione e trasporto, ”l’Africa – dice Yumkella – ha i mezzi per diventare una fonte di cibo per tutto il pianeta: quello che manca e’ il know-how”. ”Possiamo produrre cibo e energia da vendere all’Europa – conclude -, aiutandola tra l’altro a raggiungere i suoi obiettivi nella riduzione di emissioni. Ma se continuiamo a essere visti solo come una fonte di materie prime, i nostri figli senza lavoro saranno costretti a emigrare in Europa”.