READING — Non è un record isolato: è una collezione. Agosto 2026 è stato il mese più caldo mai registrato sul pianeta, gli oceani non sono mai stati così bollenti, l’Europa occidentale ha vissuto l’estate più torrida della sua storia strumentale e negli Stati Uniti è caduto un primato che resisteva da novant’anni. Lo certificano i dati pubblicati giovedì da Copernicus, il servizio europeo per il cambiamento climatico gestito dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche di Reading, in Inghilterra.
Il numero centrale è 16,96 gradi: la temperatura media dell’aria in superficie, 0,85 gradi sopra la media 1991-2020 e 1,65 sopra l’era preindustriale. È il primo mese oltre la soglia di 1,5 gradi — quella che l’Accordo di Parigi del 2015 chiede di non superare — da novembre 2025. Un pareggio con luglio 2023, il precedente primato, cambia qualcosa? Sì, perché conferma la tendenza: gli otto mesi più caldi mai registrati, riferisce l’Associated Press, sono tutti arrivati da luglio 2023 in poi.
Il dato più allarmante viene dai mari. La temperatura superficiale media degli oceani fuori dalle zone polari ha toccato 21,07 gradi, record assoluto su qualunque mese; il 22 agosto è stato il giorno più caldo mai misurato nelle acque del mondo. Nel Pacifico tropicale si sta intanto rafforzando El Niño, il ciclico riscaldamento dell’oceano che spinge in alto le temperature globali, e questa volta potrebbe risultare tra i più forti mai osservati.
Poi c’è l’Europa. L’estate 2026 è stata la più calda mai registrata nella parte occidentale del continente, peggio persino del 2003, l’anno della grande canicola. Ondate di calore precoci e persistenti da maggio, siccità severa dal Regno Unito alla Romania, incendi diffusi e fiumi ai minimi: Reno, Danubio, Rodano, Vistola e Po hanno toccato livelli eccezionalmente bassi.
Il Dust Bowl superato
Negli Stati Uniti è caduto un simbolo. L’agenzia meteorologica federale americana, la Noaa, ha annunciato mercoledì che per la prima volta l’estate nei 48 Stati continentali ha superato quella del 1936, il picco del Dust Bowl — le tempeste di polvere della Grande Depressione, entrate nella memoria nazionale con «Furore» di Steinbeck. Media stagionale di 23,54 gradi, massime diurne di agosto oltre i 31. «Abbiamo visto cadere record che resistevano da quasi cent’anni», ha detto Samantha Burgess, responsabile della strategia climatica del centro di Reading.
Messi in fila, i numeri disegnano una sola cosa: un sistema uscito dai binari. «Il nostro sistema climatico sta operando ben al di fuori dell’intervallo che ci saremmo aspettati solo un decennio fa», ha aggiunto Burgess, avvertendo che alcune giornate potrebbero spingersi fino a 2 gradi sopra la metà dell’Ottocento. Per Simon Stiell, il segretario esecutivo della convenzione Onu sul clima, «l’evidenza è irrefutabile: questo è il prezzo crescente della dipendenza dell’umanità dai combustibili fossili».
E il peggio, dicono i climatologi, deve ancora arrivare. Zeke Hausfather stima «sempre più probabile» che il 2026 scalzi il 2024 come anno più caldo di sempre, e «quasi certo» che il 2027 superi entrambi, spinto da El Niño fino a 1,8 gradi sopra i livelli preindustriali. Ma la sintesi più asciutta la offre Andrew Dessler, climatologo della Texas A&M University: la domanda interessante non è se continueremo a battere record di caldo — lo faremo — ma se faremo qualcosa al riguardo.

