NAGOYA — Auto sommerse fino alle portiere e trascinate via dalla corrente, strade trasformate in torrenti, stazioni della metropolitana allagate, lo Shinkansen — il treno ad alta velocità della linea Tokaido, la più trafficata del paese — fermo sui binari. E poi gli altoparlanti della protezione civile che in serata ripetevano la formula del massimo allarme giapponese: «assicuratevi la sopravvivenza sul posto».

Nell’ora conclusa alle 16:53 di martedì (le 9:53 in Italia) su Nagoya sono caduti 104,5 millimetri di pioggia: è il valore più alto mai registrato dalla stazione meteorologica cittadina da quando le misurazioni sono cominciate, nel 1890. Lo ha certificato l’agenzia meteorologica statale giapponese, mentre gli avvisi di evacuazione — riferisce Reuters — hanno raggiunto più di un milione di persone. In dodici ore, entro le sei di sera, l’acqua accumulata era arrivata a 213 millimetri.

Il primato precedente, 97 millimetri, resisteva dal settembre 2000, quando la «pioggia intensa del Tokai» allagò la stessa città. Ventisei anni dopo, la storia si ripete nello stesso posto. E il posto non è uno qualunque: Nagoya, capoluogo della prefettura di Aichi e quarta area metropolitana del Giappone, è il cuore industriale del paese, la città della Toyota.

L’allerta di livello 5, il grado massimo della scala giapponese, è scattata in serata per i quartieri di Chikusa, Moriyama e Meito e ha finito per coprire quattordici tra città e cittadine delle prefetture di Aichi e Gifu. Alle 18:20 locali l’allarme speciale è stato esteso all’intero sistema fluviale dello Shonai, che attraversa entrambe le prefetture. Sul terreno, intanto, il fiume Ueda e i corsi d’acqua Yada e Kanare esondavano o correvano in piena, con i drenaggi urbani ormai saturi. Le autorità hanno raccomandato di stare lontani da sottopassi, gallerie commerciali sotterranee e parcheggi interrati — i luoghi dove l’acqua, in una città costruita anche sotto il livello della strada, entra in pochi minuti.

L’ex tifone Krovanh

Perché tanta acqua tutta insieme? Da domenica un fronte stazionario autunnale, l’akisame zensen, è risalito verso nord dal Pacifico, alimentato dall’aria umida della depressione tropicale Krovanh, un ex tifone. Il risultato sono le «bande di pioggia lineari», nastri di temporali che si rigenerano di continuo e scaricano per ore sulla stessa fascia di territorio. È il meccanismo che in Giappone si ripete sempre più spesso: con il mare attorno all’arcipelago più caldo, gli episodi di pioggia estrema concentrata si stanno moltiplicando.

Il bilancio, alla fine, racconta soprattutto una macchina dell’emergenza che ha funzionato. Le misure municipali di livello 5 sono state revocate alle 22:25 locali; circa 2.700 persone hanno passato la notte nei centri di accoglienza e il governo prefettizio di Aichi conta quattro feriti lievi, secondo l’agenzia giapponese Kyodo. Un milione di avvisati, quattro contusi: per una pioggia da record in 136 anni, è il dato che le autorità di Tokyo mostreranno come prova che il sistema di allerta regge.

Ma la perturbazione non ha colpito solo il Tokai. A Iwaki, nella prefettura di Fukushima, quattrocento chilometri più a nord, una donna sulla sessantina è stata trovata priva di sensi nella sua auto sommersa in un sottopasso: è morta poco dopo. E sulle isole Izu, a sud di Tokyo, resta in vigore l’allerta frane di grado massimo per i villaggi di Niijima e Toshima e per la cittadina di Oshima.