AI Act. Italia, Francia e Germania chiedono di deregolamentare l’AI generativa. Gli esperti europei: “necessità di regole certe”.

di Mariarita Cupersito

Italia, Francia e Germania fanno fronte comune in vista dell’approvazione dell’AI Act europeo, chiedendo di escludere dal testo di legge i modelli fondativi di apprendimento automatico che sono alla base dell’utilizzo dell’AI generativa.
Nella fase finale di approvazione del pacchetto di norme comunitarie sull’intelligenza artificiale, i Paesi membri dell’Unione europea sono divisi tra coloro che chiedono una compiuta regolamentazione a tutela dell’etica e della privacy e chi invece, come i tre più grandi Paesi dell’Ue, invoca maggiore libertà per consentire alle imprese di fare innovazione.
Come riportato da Euractiv, i tre Stati chiedono in particolare di escludere dalla regolamentazione i modelli fondativi prevedendo invece solo le specifiche applicazioni, in modo che la responsabilità di evitare abusi nello sviluppo dell’AI ricadrebbe esclusivamente sulle aziende proprietarie, senza organi di controllo né sanzioni, le quali sarebbero previste solo in seguito a “violazioni sistematiche dei codici di condotta e a una corretta analisi e valutazione dell’impatto delle mancanze individuate”.
Proprio a questi tre governi si rivolge l’appello del centro studi europeo Atomium EISMD- European institute for Science, Media and Democracy, il quale ha pubblicato una lettera aperta per chiedere a Giorgia Meloni, Emmanuel Macron e Olaf Scholz di fare marcia indietro e consentire che si arrivi all’approvazione della legge europea sull’AI senza ulteriori ostacoli.
Nella lettera si afferma che l’approvazione dell’AI Act è “minacciata da quella che riteniamo sia una spinta sbagliata, da parte dei rappresentanti dei vostri governi, a favore dell’autoregolamentazione da parte di aziende che impiegano modelli base di intelligenza artificiale. Ciò significa che queste aziende dovrebbero aderire ai propri codici di condotta, piuttosto che essere regolamentate da organi ufficiali”.
Gli esperti ritengono infatti che i codici di condotta volontaria non siano sufficienti, in quanto la priorità delle aziende è costituita dalla realizzazione di profitti e non da valutazioni di natura etica o di sicurezza pubblica.
“È un errore pensare che la regolamentazione vada contro l’innovazione: è solo attraverso la regolamentazione e quindi una competizione leale che l’innovazione può prosperare, a vantaggio dei mercati, delle società e dell’ambiente”, prosegue la lettera.
“Il cambiamento di approccio sta ritardando l’approvazione dell’AI Act, soprattutto in vista delle imminenti elezioni del Parlamento europeo. E, cosa ancor più critica, può minacciare la sua efficacia e comportare gravi rischi per i diritti dei cittadini europei e per l’innovazione comunitaria”, conclude l’appello di Atomium.
Se Roma, Parigi e Berlino non dovessero rivedere le proprie posizioni, il negoziato con le istituzioni Ue potrebbe risultarne compromesso e la procedura ricomincerebbe dopo le elezioni europee.