di Giuseppe Gagliano –
L’Albania punta alla creazione a Tirana di un micro Stato sovrano dell’Ordine bektashi, un progetto annunciato dal premier Edi Rama nel 2024 e ora accompagnato dai primi tentativi della confraternita guidata da Baba Mondi di costruire una propria rete di rappresentanza internazionale.
La nuova entità dovrebbe sorgere nell’attuale sede mondiale dell’Ordine, su una superficie di circa dieci ettari, inferiore a quella della Città del Vaticano. Avrebbe una propria amministrazione e una cittadinanza riservata principalmente a religiosi e funzionari, ma sarebbe priva di esercito, polizia e sistema fiscale autonomo. Rama l’ha presentata come una realtà spirituale destinata a promuovere moderazione e convivenza religiosa.
Il progetto deve tuttavia superare importanti ostacoli giuridici. La Costituzione definisce infatti l’Albania uno Stato unitario e indivisibile e la nascita di un’entità sovrana sul territorio nazionale richiederebbe interventi legislativi e costituzionali. Restano inoltre da definire questioni fondamentali come confini, cittadinanza, immunità, proprietà, sicurezza, fiscalità e competenza giudiziaria.
In questo quadro assume rilievo il tentativo dei bektashi di costruire relazioni internazionali prima ancora della costituzione formale dello Stato. La nomina dell’imprenditore statunitense Christopher Hyland come inviato per il Nord America indica l’importanza attribuita ai rapporti con Washington, con la diaspora albanese e con il Kosovo. Il progetto viene presentato anche come strumento per valorizzare una forma moderata di Islam e contrastare l’influenza delle correnti radicali.
La dimensione strategica riguarda direttamente Tirana. Un micro Stato senza proprie strutture di sicurezza continuerebbe infatti a dipendere dall’Albania per la protezione del territorio, le comunicazioni e numerose funzioni essenziali. La nascita di un centro mondiale bektashi potrebbe inoltre incidere sugli equilibri con la Turchia, dove vive una consistente comunità bektashi e alevita, e attirare l’attenzione dell’Iran qualora l’entità assumesse un orientamento apertamente vicino agli Stati Uniti.
Il progetto potrebbe portare benefici economici attraverso pellegrinaggi, turismo culturale, congressi e donazioni internazionali, rafforzando contemporaneamente l’immagine dell’Albania come Paese caratterizzato dalla convivenza religiosa. La prevista assenza di tassazione pone però interrogativi sulla trasparenza finanziaria e sulla necessità di controllare i flussi di denaro destinati alla nuova entità.
Resta infine il problema degli equilibri religiosi interni. I bektashi rappresentano una minoranza della popolazione albanese e il riconoscimento di una sovranità territoriale a una sola comunità potrebbe provocare perplessità tra musulmani sunniti, cattolici e ortodossi, mettendo alla prova il tradizionale principio di neutralità dello Stato nei confronti delle confessioni.
La creazione del micro Stato rappresenta quindi per Rama anche uno strumento per aumentare la visibilità internazionale dell’Albania e trasformare la tradizione religiosa bektashi in una risorsa diplomatica. Prima di diventare una sorta di Vaticano dell’Islam moderato, il progetto dovrà però ottenere una solida base costituzionale e il necessario riconoscimento internazionale.




