di Giuseppe Gagliano

Il governo algerino ha deciso di puntare a una cooperazione più stretta con la NATO per proteggere le sue infrastrutture energetiche, una scelta che rappresenta un significativo cambio di strategia che rivela tanto preoccupazioni geopolitiche quanto ambizioni economiche. Politicamente, questa mossa segna un distacco dalle tradizionali alleanze con Russia e Cina che hanno caratterizzato la politica estera algerina negli ultimi anni. Storicamente, Algeri ha sempre mantenuto un atteggiamento prudente nei confronti delle alleanze occidentali, preferendo rafforzare i legami con Mosca e Pechino, in particolare nel settore della difesa e dell’energia. Tuttavia, l’attuale situazione internazionale e le crescenti tensioni nella regione del Maghreb, unite a una serie di crisi con l’Europa in merito alla sicurezza delle forniture di gas, hanno spinto l’Algeria a riconsiderare le sue priorità.

Sul piano economico l’Algeria si trova in una posizione strategica cruciale, essendo uno dei principali fornitori di gas per l’Europa, soprattutto in un contesto in cui l’Unione Europea cerca di ridurre la sua dipendenza energetica dalla Russia. La sicurezza delle infrastrutture energetiche è quindi fondamentale non solo per la stabilità interna del Paese, ma anche per garantire continuità nelle esportazioni verso i partner europei. Il ministro dell’Energia algerino, Mohamed Arkab, ha ribadito che il Paese è determinato a diventare un hub energetico regionale, puntando su fonti rinnovabili come l’idrogeno verde e il potenziale solare. Tuttavia, la realtà è che le infrastrutture esistenti, in particolare quelle legate al petrolio e al gas, rimangono vulnerabili ad attacchi terroristici, come dimostrato dall’attacco a In Amenas nel 2013. La richiesta di cooperazione con la NATO, quindi, non è solo una questione di sicurezza fisica delle strutture, ma si estende anche alla cybersicurezza e al trasferimento di tecnologie avanzate.

L’Algeria è consapevole che per competere sul mercato energetico globale deve modernizzare le sue infrastrutture e migliorare la protezione contro minacce sempre più sofisticate. In questo contesto, la collaborazione con la NATO potrebbe portare ad acquisire competenze tecniche e risorse che il Paese, da solo, faticherebbe a ottenere.

L’apertura di Algeri verso la NATO è anche un segnale agli investitori internazionali: il governo intende creare un ambiente sicuro per attrarre capitali esteri, necessari per finanziare progetti ambiziosi come il South 2 Corridor per il trasporto di idrogeno verso l’Europa. Tuttavia, questa mossa non è priva di rischi. Da un lato, potrebbe irritare vecchi alleati come la Russia, che vede il Maghreb come un’area d’influenza strategica; dall’altro, potrebbe sollevare tensioni interne con le fazioni politiche che vedono nella NATO un’intrusione nei propri affari sovrani. Sul piano economico, l’Algeria spera che questa nuova alleanza rafforzi la sua posizione nei mercati energetici europei, specialmente ora che il continente sta cercando fonti alternative per compensare la riduzione delle forniture russe. La cooperazione con la NATO potrebbe quindi rappresentare non solo una garanzia di sicurezza, ma anche un’opportunità di rilancio economico per un Paese che vuole affermarsi come leader regionale nella transizione energetica.