di Giuseppe Gagliano –
La decisione di Algeri di revocare privilegi storici alla Francia segna un nuovo punto di frattura nelle relazioni tra i due Paesi. In risposta alla sospensione da parte di Emmanuel Macron delle esenzioni di visto per i funzionari algerini, il governo algerino ha annunciato misure mirate: revoca dell’uso gratuito degli immobili concessi all’ambasciata francese, fine dell’accordo bilaterale del 2013 sui visti diplomatici e revisione degli altri vantaggi accordati alle istituzioni francesi sul territorio algerino. La residenza dell’ambasciatore francese ad Algeri è uno degli obiettivi simbolici di questa manovra.
Mentre Parigi parlava di sospensione temporanea delle agevolazioni sui visti, Algeri ha scelto la via più dura: l’abolizione totale dell’accordo. Da ora in poi,anche i titolari di passaporti diplomatici o di servizio francesi dovranno richiedere un visto per entrare in Algeria. Un passo che non solo complica la gestione dei rapporti ufficiali, ma rappresenta anche una dichiarazione politica di rottura.
La crisi attuale si inserisce in una spirale di deterioramento già in corso. La decisione francese di riconoscere la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale — una mossa percepita da Algeri come un affronto diretto alla propria politica estera — ha accelerato il gelo diplomatico. L’Algeria, fedele a una strategia che combina nazionalismo interno e assertività esterna, risponde con misure punitive, rafforzando la propria immagine di potenza regionale pronta a difendere la propria “dignità” nei confronti dell’ex potenza coloniale.
Questa escalation indebolisce il già fragile asse euro-maghrebino in un momento in cui il Mediterraneo è attraversato da crisi multiple: instabilità in Libia, pressioni migratorie, competizione per le risorse energetiche. La rottura di canali privilegiati tra Parigi e Algeri potrebbe spingere l’Algeria a rafforzare ulteriormente i rapporti con partner alternativi come Russia, Cina e Turchia, accentuando il decoupling strategico con l’Europa. Sul piano della sicurezza, il peggioramento dei rapporti riduce le possibilità di cooperazione contro il terrorismo jihadista nel Sahel.
La Francia resta uno dei principali partner commerciali dell’Algeria, soprattutto nei settori dell’energia, delle infrastrutture e dei servizi. Un deterioramento prolungato rischia di avere ripercussioni sugli investimenti e sui contratti bilaterali. L’Algeria, pur potendo contare su mercati alternativi, rischia di perdere una parte della capacità di diversificare le proprie relazioni economiche e tecnologiche. Per Parigi, l’inasprimento dei rapporti potrebbe tradursi in una riduzione dell’accesso privilegiato al mercato algerino e in una perdita di influenza politica nell’area.
La rottura dell’accordo sui visti e la revoca dei privilegi immobiliari non sono meri gesti simbolici, ma segnali concreti di un cambio di passo nelle relazioni bilaterali. Se non verranno riaperti canali di dialogo, la crisi rischia di cristallizzarsi, trasformando un conflitto diplomatico in un progressivo disimpegno strategico tra due Paesi che, nonostante le fratture storiche, restano legati da profondi interessi comuni.












