di Giuseppe Gagliano

L’Angola, uno dei principali produttori di petrolio dell’Africa, sta cercando di rilanciare la sua industria energetica mettendo all’asta nuovi blocchi offshore per l’esplorazione di petrolio e gas. La decisione è parte di una strategia per attrarre investimenti esteri e aumentare la produzione, che ha subito un forte calo negli ultimi anni a causa della riduzione degli investimenti dovuta ai costi elevati di sviluppo delle risorse offshore.

La produzione del Paese ha raggiunto il suo picco nel 2008 con circa 2 milioni di barili al giorno (bpd), ma da allora è progressivamente diminuita fino agli attuali 1,1 milioni di bpd. Uno dei fattori che ha portato a questa situazione è stato il fallimento nel mantenere livelli adeguati di investimento nelle infrastrutture di estrazione, il che ha reso meno competitivo il settore petrolifero angolano rispetto ad altre regioni.

Per affrontare questa sfida il governo angolano, attraverso l’Agenzia Nazionale per il Petrolio, il Gas e i Biocarburanti (ANPG), sta progettando di lanciare nuove gare d’appalto pluriennali a partire dal 2026 per concedere licenze di esplorazione sia onshore che offshore. Questo piano mira a sviluppare ulteriormente i bacini sedimentari del Paese, con l’obiettivo di espandere le riserve di idrocarburi e incentivare nuovi progetti esplorativi.

La decisione dell’Angola di uscire dall’OPEC a partire da gennaio 2024 rappresenta un cambio di strategia significativo nella politica energetica del Paese. Dopo anni di tensioni con l’organizzazione sui limiti di produzione, culminati nel giugno 2023 quando all’Angola e alla Nigeria furono assegnate quote di produzione più basse nell’ambito dell’accordo OPEC+, il governo ha deciso di abbandonare il cartello per poter aumentare la produzione senza vincoli. La disputa con l’OPEC ha spinto l’Angola a prendere una strada autonoma nel tentativo di rilanciare la sua industria petrolifera e massimizzare le entrate nazionali, puntando su una maggiore flessibilità nella gestione delle sue risorse naturali.

Tra i principali attori interessati alla nuova ondata di esplorazioni c’è il colosso statunitense Chevron, che ha recentemente annunciato l’acquisto di nuovi blocchi di esplorazione in Angola e Nigeria, ritenendo che la regione dell’Africa occidentale sia ancora relativamente poco esplorata e offra opportunità significative per nuove scoperte di idrocarburi.

Secondo Liz Schwarze, vicepresidente di Chevron Global Exploration, l’Africa occidentale rappresenta un’area ricca di risorse che non è stata ancora sfruttata a pieno, soprattutto se paragonata ad altre giurisdizioni petrolifere a livello globale. La decisione di Chevron di investire ulteriormente in Angola segnala un rinnovato interesse per questa regione che, nonostante le difficoltà passate, continua a essere considerata una delle aree più promettenti per l’esplorazione di petrolio e gas.