di Giuseppe Gagliano

Il ministro degli Interni angolano, Eugénio César Laborinho, è stato improvvisamente licenziato all’inizio di novembre con una motivazione ufficiale legata alla sua gestione della questione del contrabbando di carburante verso la Repubblica Democratica del Congo (RDC). Tuttavia dietro questa giustificazione ufficiale si celano dinamiche ben più complesse e ragioni di natura politica che hanno portato alla sua rimozione. La lotta al contrabbando di carburante è diventata un tema caldo per il governo angolano, che sta cercando di controllare le ingenti perdite economiche legate al traffico illegale attraverso il confine con la RDC.

Laborinho, a capo del ministero degli Interni, era stato incaricato di contrastare questo fenomeno, ma era accusato di non aver raggiunto risultati significativi, con il contrabbando che continuava a prosperare nonostante gli sforzi ufficiali.

Tuttavia diversi osservatori ritengono che la vera ragione del suo licenziamento non sia legata tanto al contrabbando, quanto piuttosto alle sue ambizioni politiche. Negli ultimi mesi Laborinho non aveva nascosto il suo interesse a candidarsi alle elezioni presidenziali previste per il 2027, un’aspirazione che avrebbe messo in allarme i vertici del partito al potere, il MPLA. La sua crescente popolarità, unita a una reputazione di uomo forte capace di ottenere risultati, avrebbe potuto costituire una minaccia per la leadership attuale. Il presidente angolano João Lourenço, che sta cercando di consolidare il proprio potere all’interno del partito e di assicurarsi il controllo sulla scena politica nazionale, avrebbe quindi visto in Laborinho un potenziale rivale che poteva destabilizzare l’equilibrio politico. Inoltre, alcuni insider sostengono che il ministro fosse coinvolto in rapporti tesi con altri membri influenti del governo e dell’apparato di sicurezza, i quali avrebbero visto di cattivo occhio il suo tentativo di rafforzare la propria posizione in vista delle elezioni.

La rimozione di Laborinho potrebbe quindi essere interpretata come una mossa preventiva per neutralizzare un potenziale sfidante e preservare il controllo del partito in vista del prossimo ciclo elettorale. In questo contesto, l’accusa di una gestione inefficace del contrabbando di carburante sarebbe stata utilizzata come pretesto per giustificare il suo licenziamento, evitando così di sollevare sospetti su un conflitto interno al partito.

L’Angola, sotto la guida di Lourenço, sta attraversando un periodo di riforme e di tentativi di stabilizzazione economica, ma le lotte di potere all’interno del MPLA restano una costante, con diverse fazioni che competono per l’influenza. In questo clima, il licenziamento di Laborinho rappresenta un chiaro segnale che il presidente non è disposto a tollerare sfide interne e che userà ogni mezzo necessario per mantenere il controllo. L’improvviso allontanamento di un personaggio di tale rilievo mostra quanto la politica angolana sia ancora dominata da intrighi e manovre di potere, dove le ambizioni personali possono rapidamente trasformarsi in minacce percepite che richiedono interventi drastici.