di Giuseppe Gagliano –

Le difese saudite hanno intercettato droni diretti contro impianti petroliferi situati nella Provincia Orientale e nell’area di Riad: per la prima volta dopo la fine della tregua tra Stati Uniti e Iran, l’Arabia Saudita ha accusato apertamente le milizie irachene filo-iraniane di aver lanciato gli attacchi, contestando a Baghdad l’incapacità di impedire l’utilizzo del proprio territorio come base operativa.

L’episodio evidenzia il progressivo coinvolgimento del regno nel confronto regionale. Pur avendo cercato negli ultimi anni di mantenere un dialogo con Teheran e una posizione prudente, Riad resta un obiettivo strategico per il suo ruolo di principale esportatore di petrolio e storico alleato degli Stati Uniti nel Golfo.

Le accuse rivolte all’Iraq mettono inoltre in luce la fragilità del governo di Baghdad, che fatica a esercitare un controllo effettivo sulle milizie armate vicine all’Iran. Questa situazione consente a Teheran di mantenere una certa ambiguità sulle responsabilità degli attacchi, ma aumenta il rischio di un’estensione del conflitto al territorio iracheno.

Parallelamente, la pressione degli Houthi nel Mar Rosso e nello stretto di Bab al-Mandab amplia la minaccia alle esportazioni energetiche saudite. Il regno si trova così esposto sia agli attacchi contro le infrastrutture del Golfo sia ai rischi per gli oleodotti diretti a Yanbu e per le rotte marittime verso il Canale di Suez. Anche senza provocare gravi danni, questi attacchi contribuiscono ad aumentare i costi assicurativi, i noli marittimi e l’incertezza sui mercati energetici.

Sul piano militare, i sistemi di difesa aerea di Arabia Saudita, Israele e Giordania continuano a intercettare numerosi droni, ma la strategia delle milizie filo-iraniane punta a logorare le difese con attacchi ripetuti e a basso costo contro obiettivi distribuiti su un’area molto vasta.

Nel frattempo proseguono i tentativi di mediazione di Qatar, Oman e Pakistan per favorire una nuova intesa tra Washington e Teheran. Tuttavia, la prosecuzione delle operazioni delle milizie alleate dell’Iran dimostra quanto sia difficile contenere un conflitto che coinvolge ormai numerosi attori regionali.

L’Arabia Saudita si trova così davanti a una scelta delicata: limitarsi a rafforzare la difesa delle proprie infrastrutture oppure assumere un ruolo più attivo contro le milizie responsabili degli attacchi, con il rischio di alimentare un’ulteriore escalation. La guerra, intanto, ha già trasformato il regno in uno dei principali fronti della competizione strategica che oppone Iran e Stati Uniti nel Golfo Persico.