di Giuseppe Gagliano –
Il 21 novembre 2024, la Corte Penale Internazionale (CPI) ha emesso mandati di arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant e il capo militare di Hamas Mohammad Diab Ibrahim al-Masri. La decisione ha attirato l’attenzione dei leader del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), in particolare del principe ereditario saudita Mohammad Bin Salman (MBS), il quale ha tuttavia mostrato cautela, sottolineando l’importanza di rispettare il diritto internazionale, pur consapevole della complessità politica che la circonda. Da un lato, Riyad cerca di mantenere il suo ruolo di leader regionale e mediatore neutrale, dall’altro è consapevole delle pressioni degli Stati Uniti, che si oppongono fermamente a qualsiasi iniziativa che possa mettere a rischio alleati chiave come Israele. Per MBS, il mandato rappresenta un test delicato nella sua politica estera, soprattutto considerando gli sforzi per normalizzare i rapporti con Israele.
Il principe saudita si è mostrato scettico sull’effettiva capacità della CPI di far rispettare i mandati di arresto. Fattori come il mancato riconoscimento della giurisdizione della CPI da parte di Israele e il supporto strategico degli Stati Uniti rendono improbabile una reale applicazione delle misure. Inoltre, l’applicazione selettiva del diritto internazionale viene percepita come un rischio per la credibilità della Corte stessa, creando ulteriori perplessità tra i membri del GCC.
MBS è consapevole che l’opposizione statunitense al mandato potrebbe influenzare non solo l’efficacia della CPI, ma anche la risposta degli alleati nella regione. Arabia Saudita e altri membri del GCC sono sotto pressione per bilanciare il loro sostegno alla causa palestinese con il mantenimento di legami strategici con Washington. Allo stesso tempo, MBS deve tenere conto dell’opinione pubblica araba, che potrebbe interpretare il silenzio sulla questione come un allontanamento dalle tradizionali posizioni di supporto alla Palestina.
Infine, il mandato della CPI potrebbe complicare ulteriormente il percorso di normalizzazione tra Arabia Saudita e Israele. MBS ha lavorato per rafforzare i legami economici e strategici con Israele come parte di una visione più ampia per modernizzare il Regno e contenere l’influenza iraniana nella regione. Tuttavia, la percezione che Israele stia affrontando accuse di crimini di guerra potrebbe spingere MBS a rallentare il processo, cercando di evitare tensioni con i suoi alleati arabi e di preservare la stabilità interna.
In sintesi, il mandato di arresto della CPI contro Netanyahu rappresenta una sfida significativa per MBS e la politica estera saudita. La sua risposta evidenzierà il delicato equilibrio che Riyad cerca di mantenere tra il rispetto del diritto internazionale, il rapporto con gli Stati Uniti e gli obiettivi di normalizzazione con Israele, in un contesto regionale sempre più complesso.




