di Giuseppe Gagliano –
L’Arabia Saudita, maggiore esportatore mondiale di petrolio, è diventata il principale acquirente via mare di olio combustibile russo, acquistando a maggio circa 1,2 milioni di tonnellate. Una scelta che evidenzia come le sanzioni occidentali abbiano modificato le rotte commerciali senza interrompere i flussi energetici di Mosca e conferma il crescente pragmatismo delle grandi potenze energetiche.
Per Riyad l’operazione ha una logica economica precisa: esportare il greggio più redditizio sui mercati internazionali e utilizzare combustibile russo, più conveniente, per alimentare le centrali elettriche destinate a soddisfare l’elevata domanda interna. In questo modo il regno protegge i ricavi petroliferi e sostiene i propri programmi di sviluppo, pur mostrando una dipendenza energetica che contrasta con il suo ruolo di leader mondiale del settore.
Per la Russia, invece, si tratta di una doppia vittoria. Mosca trova nuovi sbocchi commerciali dopo l’embargo europeo sui prodotti raffinati e dimostra che le sanzioni non hanno eliminato la domanda per le sue esportazioni energetiche, ma ne hanno semplicemente modificato destinazioni e canali commerciali.
La crescente instabilità del Medio Oriente rafforza ulteriormente questa dinamica. Le tensioni con l’Iran, la vulnerabilità delle infrastrutture energetiche e i rischi per il traffico nello Stretto di Hormuz spingono Riyad a diversificare gli approvvigionamenti per garantire continuità alla produzione elettrica e alla sicurezza energetica nazionale.
Sul piano geopolitico, la vicenda conferma la strategia saudita di mantenere relazioni strette con gli Stati Uniti sul piano della sicurezza, sviluppando al tempo stesso una cooperazione pragmatica con la Russia nell’ambito dell’alleanza tra i grandi produttori di petrolio. L’obiettivo comune resta quello di influenzare il mercato energetico mondiale senza dipendere esclusivamente dalle scelte occidentali.
Per Washington il messaggio è evidente: uno dei suoi principali alleati nel Golfo continua a fare affari con Mosca quando gli interessi economici e la sicurezza interna lo rendono necessario. È la dimostrazione che, nel nuovo scenario internazionale, il mercato dell’energia segue soprattutto convenienza, sicurezza e interessi strategici, più che gli schieramenti politici.
La vicenda conferma come il commercio energetico stia ridisegnando gli equilibri globali. Le sanzioni hanno trasformato le rotte, ma non hanno escluso la Russia dal mercato, mentre l’Arabia Saudita continua a perseguire una politica estera sempre più autonoma, fondata sul realismo e sulla tutela dei propri interessi nazionali.




