di Daniele Di Vuono –

L’avanzata degli Houthi sulla costa occidentale dello Yemen mette sotto pressione una delle principali alternative saudite allo Stretto di Hormuz. Secondo fonti citate da Reuters il 10 settembre, il movimento ha conquistato la città portuale di Mocha. Per Riyad, la minaccia riguarda anche il petrolio trasferito attraverso la penisola arabica fino a Yanbu. Quel percorso permette di evitare Hormuz, ma le petroliere dirette da Yanbu verso l’Oceano Indiano lungo la rotta meridionale devono ancora attraversare Bab el-Mandeb. 

È questo il limite strategico dell’alternativa saudita. Spostare il punto d’imbarco riduce l’esposizione alla crisi del Golfo, ma lascia una parte delle esportazioni dipendente dalla sicurezza del passaggio meridionale del Mar Rosso. La possibilità di aggirare uno stretto conserva il proprio valore soltanto se il percorso successivo rimane utilizzabile.

L’infrastruttura centrale è l’East-West Pipeline, che collega il sistema petrolifero orientale alla costa del Mar Rosso. A maggio Aramco aveva dichiarato di averne raggiunto la capacità massima di sette milioni di barili al giorno. Secondo Reuters, circa due milioni potevano alimentare le raffinerie occidentali, lasciandone cinque disponibili per l’esportazione. Questi valori descrivono la capacità del sistema e la sua possibile ripartizione: non equivalgono ai carichi effettivamente imbarcati a Yanbu, che dipendono anche dalla produzione, dall’operatività dei terminali e dalla disponibilità delle navi. 

Il collegamento consente a Riyad di trasferire via terra parte dei flussi che altrimenti dovrebbero uscire dal Golfo Persico. Offre quindi un margine di adattamento importante, soprattutto quando il transito attraverso Hormuz viene compromesso. Il beneficio cambia però secondo la destinazione del petrolio.

Una petroliera che parte da Yanbu verso il Mediterraneo può dirigersi a nord, in direzione di Suez, senza attraversare Bab el-Mandeb. Una nave che punta ai mercati asiatici attraverso il percorso meridionale deve invece scendere verso lo stretto, uscire nel Golfo di Aden e proseguire nell’Oceano Indiano. La stessa infrastruttura offre dunque una protezione diversa a seconda della rotta commerciale che deve alimentare.

Una minaccia a Bab el-Mandeb non comporta perciò il blocco automatico di tutte le esportazioni saudite dal Mar Rosso. Per alcuni collegamenti il passaggio minacciato può essere evitato; per altri rimane parte dell’itinerario più diretto. Eventuali deviazioni richiedono di valutare distanze, costi, disponibilità delle petroliere e condizioni degli altri attraversamenti. La flessibilità esiste, ma può diventare più onerosa e meno rapida proprio quando cresce la necessità di utilizzarla.

I dati pubblicati da Reuters il 10 settembre indicavano una ripresa dei carichi di greggio e condensati a Yanbu all’inizio del mese. Vortexa stimava circa 3,7 milioni di barili al giorno, contro 3,2 milioni in agosto; Kpler indicava invece 2,9 milioni, contro 1,5 milioni. Le stime divergono, pur segnalando entrambe un aumento. La rilevazione dei transiti attraverso Bab el-Mandeb si riferiva invece al 9 settembre: documenta il traffico precedente alla notizia su Mocha, ma non permette di misurare le conseguenze degli ultimi sviluppi militari sulla navigazione successiva. 

Anche sul piano militare occorre distinguere la conquista di territorio dal controllo della navigazione. La presa di Mocha non attribuisce agli Houthi il dominio dell’intero stretto. Già nelle settimane precedenti Associated Press aveva descritto la loro minaccia alle navi legate all’Arabia Saudita, sottolineando la possibilità di effettuare attacchi pur senza controllare direttamente Bab el-Mandeb. L’avanzata si inserisce quindi in una pressione marittima già esistente; da sola non dimostra la capacità di impedire ogni transito. 

Il risultato strategico può però precedere l’interruzione completa dei traffici. Per un operatore commerciale conta la probabilità di portare a termine il viaggio con nave, equipaggio e carico integri. Una minaccia credibile può indurre a rinviare una partenza, rinegoziare il trasporto o cercare un percorso diverso. Il costo dell’insicurezza emerge così anche quando alcune navi continuano a passare: la continuità delle esportazioni dipende dalle decisioni di armatori, assicuratori e compratori, oltre che dalle condizioni militari.

Per Riyad si pone quindi la necessità di proteggere sia gli impianti sia le rotte marittime. Sul territorio nazionale devono rimanere operativi oleodotto, stazioni di pompaggio e terminali. In mare occorrono condizioni sufficienti perché gli operatori continuino a utilizzare il collegamento. Il produttore può rafforzare la difesa di una propria installazione, ma dispone di un controllo più limitato sull’intero viaggio commerciale.

La vulnerabilità del tratto terrestre è già emersa durante il conflitto. Il 12 aprile il ministero saudita dell’Energia aveva annunciato il ripristino della piena capacità dell’East-West Pipeline dopo attacchi che ne avevano ridotto temporaneamente il flusso. L’episodio documenta sia l’esposizione dell’infrastruttura sia la capacità del sistema di recuperare. Non prova un’interruzione attuale dell’oleodotto, ma mostra che anche la via utilizzata per aggirare le difficoltà marittime necessita di protezione. 

Il problema saudita riguarda dunque l’affidabilità delle alternative disponibili. Quando una rotta viene compromessa, una seconda può assorbire parte dei flussi. Se anche quest’ultima diventa meno prevedibile, il margine di adattamento si restringe: occorre ridistribuire i carichi, trovare navi disponibili e, in alcuni casi, modificare gli accordi di fornitura. Una diversificazione geografica rimane esposta quando percorsi differenti risentono della stessa crisi regionale.

Sul piano politico, questa condizione lega la sicurezza energetica saudita agli sviluppi dello Yemen. Ridurre la minaccia alla navigazione significa proteggere le entrate petrolifere e l’affidabilità dei rapporti con i clienti. La questione investe quindi anche le scelte diplomatiche e militari di Riyad: difendere un corridoio commerciale richiede di intervenire sulle condizioni che rendono possibili gli attacchi, senza presumere che la sola protezione dei terminali risolva il problema.

Il sostegno iraniano agli Houthi contribuisce alla dimensione regionale dello scontro, ma non basta ad attribuire automaticamente ogni decisione del movimento a un ordine di Teheran. Per valutare le possibilità di contenere la crisi occorre considerare anche gli interessi degli attori yemeniti. Confondere sostegno, influenza e controllo operativo rischia di produrre aspettative sbagliate su ciò che un’intesa regionale potrebbe effettivamente ottenere.

Per i compratori asiatici, la conseguenza più immediata riguarda l’affidabilità del collegamento con il fornitore. Il petrolio può essere disponibile nel terminale e arrivare comunque più tardi o richiedere un trasporto più costoso. La disponibilità fisica del carico e la certezza della consegna diventano due problemi distinti.

Per l’Europa, la possibilità di ricevere petrolio da Yanbu attraverso il percorso settentrionale non mette al riparo dalle conseguenze economiche della crisi. Eventuali difficoltà nelle forniture asiatiche possono spostare la domanda verso altri produttori e aumentare la competizione per i carichi disponibili. La diversa esposizione geografica non elimina i collegamenti tra i mercati.

Le conseguenze dell’avanzata su Mocha restano da misurare attraverso l’evoluzione dei combattimenti, i transiti successivi e le decisioni degli operatori. Le informazioni disponibili non consentono di dichiarare inutilizzabile l’alternativa saudita a Hormuz. Permettono però di individuare il punto sul quale si concentra la pressione: il collegamento tra il terminale sul Mar Rosso e i mercati raggiunti attraverso Bab el-Mandeb.

Per Riyad, il valore dell’East-West Pipeline resta considerevole. La crisi mostra però che l’autonomia di un esportatore si misura sull’intero viaggio del prodotto. Il potere di chi minaccia uno stretto consiste anche in questo: costringere un Paese dotato di grandi risorse e infrastrutture a ricalcolare quali clienti può raggiungere, a quali condizioni e con quale continuità.