di Giuseppe Gagliano

Si è svolto a Riad si è un incontro di rilevanza strategica tra il ministro della Difesa saudita, il principe Khaled Bin Salman, e il ministro delle Forze armate francese, Sebastien Lecornu, un appuntamento cruciale che prepara il terreno per la visita ufficiale del presidente francese Emmanuel Macron nel Regno dell’Arabia Saudita, programmata per l’inizio di dicembre 2024. Questo incontro ad alto livello segue un precedente vertice avvenuto il 7 novembre 2024, sempre a Riad, tra il viceministro della Difesa saudita Talal al-Otaibi e il generale Fabien Mandon, capo di stato maggiore militare del presidente francese, confermando un’intensificazione della cooperazione bilaterale in ambito militare e di sicurezza. Questi incontri riflettono l’importanza strategica attribuita dai due Paesi al rafforzamento delle loro relazioni di difesa in un momento in cui l’equilibrio geopolitico regionale e globale richiede alleanze solide e partnership affidabili. Sul tavolo delle discussioni vi sono numerose questioni chiave, tra cui lo sviluppo delle relazioni di difesa franco-saudite e le aree specifiche di interesse per la cooperazione in materia militare, con particolare attenzione alle tecnologie avanzate e alle condizioni operative richieste dall’Arabia Saudita per affrontare le sfide regionali.

Tra queste rientrano la protezione delle infrastrutture strategiche, la modernizzazione delle forze armate saudite e la loro capacità di rispondere alle minacce asimmetriche e convenzionali, oltre alla crescente necessità di tecnologie all’avanguardia nel campo della difesa aerea, navale e cyber. La Francia, dal canto suo, si presenta come un partner tecnologico e industriale capace di soddisfare le aspettative saudite, pur mantenendo un equilibrio tra il rispetto delle condizioni imposte da Riad e le proprie priorità strategiche. Le discussioni tra i due ministri hanno evidenziato l’interesse comune a rafforzare la cooperazione in settori come l’addestramento militare congiunto, il trasferimento tecnologico e la co-produzione di sistemi di difesa, con l’obiettivo di promuovere una maggiore autonomia saudita nel settore della difesa e allo stesso tempo consolidare il ruolo della Francia come fornitore di sicurezza nella regione del Golfo. Le dichiarazioni del principe Khaled Bin Salman sottolineano l’importanza di una partnership strategica con la Francia, non solo per potenziare le capacità militari saudite, ma anche per rafforzare la stabilità regionale in un momento di tensioni crescenti in Medio Oriente e di rivalità globali tra grandi potenze. La visita imminente di Macron rappresenterà un momento decisivo per consolidare questi progressi e per definire una visione condivisa delle relazioni bilaterali, che abbracciano non solo la sfera militare ma anche aspetti economici, tecnologici e culturali, riflettendo una convergenza di interessi che potrebbe ridefinire il ruolo di entrambi i Paesi nel panorama geopolitico globale.

Alla luce di questi accordi-e di altri analoghi con altri paesi europei ed extraeuropei-possiamo parlare di politica geometria variabile ispirata a un area realismo pragmatico? La risposta si sembra positiva.

Il concetto di “politica estera e di accordi a geometria variabile” indica un approccio flessibile, pragmatico e non ideologicamente rigido, in cui uno Stato persegue i propri interessi nazionali collaborando con partner diversi in contesti specifici, spesso anche tra attori in competizione o con priorità divergenti. L’Arabia Saudita, sotto la guida di Mohammed bin Salman (MBS), sta adottando una strategia simile alla Turchia di Recep Tayyip Erdoğan, che si distingue per la capacità di bilanciarsi tra potenze globali e regionali, sfruttando le rivalità per massimizzare i benefici.

Analogamente alla Turchia, l’Arabia Saudita sta costruendo relazioni strategiche con attori tradizionali come gli Stati Uniti, ma allo stesso tempo diversifica i suoi partenariati rafforzando i legami con potenze emergenti come Cina, Russia e persino con Paesi europei come la Francia. Questo approccio si traduce in una maggiore autonomia strategica, in cui Riad cerca di non schierarsi in maniera definitiva in alcun blocco geopolitico, bensì di mantenere una posizione che le permetta di sfruttare opportunità economiche, militari e politiche da tutte le parti.

Un esempio pratico è il modo in cui l’Arabia Saudita, pur mantenendo legami storici con gli Stati Uniti, ha recentemente stretto accordi significativi con la Cina nell’ambito della Belt and Road Initiative, collaborando anche nel settore energetico e tecnologico. Allo stesso tempo, ha avviato colloqui con la Russia per stabilizzare i mercati petroliferi attraverso l’OPEC+, mostrando una capacità di negoziare su più fronti, spesso in opposizione agli interessi americani. Sul piano regionale, MBS ha promosso una normalizzazione dei rapporti con Israele mentre contemporaneamente riallaccia i legami con l’Iran, mediati dalla Cina, dimostrando una pragmatica gestione delle rivalità.

Questo approccio è simile a quello di Erdogan, che ha saputo tessere accordi con NATO e Russia, giocando un ruolo fondamentale in crisi regionali come quella in Ucraina e Siria, utilizzando il proprio posizionamento geografico e politico per ottenere vantaggi strategici. La “geometria variabile” consente a entrambi i Paesi di non legarsi esclusivamente a una potenza o ideologia, bensì di adattarsi alle mutevoli dinamiche globali, perseguendo un’agenda indipendente che massimizza il peso e l’influenza regionale e globale.

In sintesi l’Arabia Saudita e la Turchia condividono un approccio simile in quanto entrambi gli Stati mirano a posizionarsi come potenze autonome in grado di giocare un ruolo cruciale nelle dinamiche geopolitiche senza compromettere i propri interessi nazionali in nome di alleanze rigide o permanenti.